Elezioni Ue, il rapporto: «Disinformazione di origine russa per interferire con il voto»

Secondo EuvsDisinfo sarebbero state diffuse notizie false come nel caso dell’incendio di Notre Dame

Venerdì 14 maggio le autorità UE hanno pubblicato un’analisi in cui sostengono che soggetti malintenzionati e fonti russe avrebbero adottato una strategia di disinformazione durante la campagna per le elezioni europee di maggio. Tra i Paesi presi di mira viene citata anche l’Italia, insieme a Gran Bretagna, Francia, Germania, Polonia e Spagna.

Dalla prima analisi di EuvsDisinfo.eu sullo svolgimento delle elezioni europee, condivisa in un comunicato stampa della Commissione Europea, si sostiene che «fonti russe» e «soggetti malintenzionati» – non specificati – avrebbero agito per far perdere credibilità all’Unione Europea agli occhi dei cittadini. L’operazione sarebbe stata condotta tramite la diffusione di bufale su argomenti divisivi come l’immigrazione o le cause dell’incendio di Notre Dame.

«Le prove raccolte hanno rivelato una continua e prolungata attività di disinformazione attraverso fonti russe volta a ridurre la partecipazione alle elezioni europee e a influenzare le preferenze dei votanti», riporta il documento: «Soggetti malevoli hanno utilizzato la disinformazione per promuovere punti di vista estremisti e polarizzare i dibattiti locali e sferrare attacchi infondati all’Unione Europea».

La Commissione non ha ancora fornito dettagli sulle entità che hanno operato né sull’impatto effettivo delle loro attività, ma hanno citato numerose fonti esterne che hanno monitorato le elezioni. La strategia della propaganda sarebbe stata però diversa da quella utilizzata durante le elezioni americane del 2016: questa volta, gli attacchi sarebbero stati meno estesi e più mirati e localizzati, quindi più difficili da intercettare. Inoltre, gli autori delle campagne avrebbero scelto di non diffondere direttamente notizie false quanto piuttosto distorsioni o interpretazioni estremiste di fatti di cronaca realmente avvenuti.

Facebook ha risposto al report con un comunicato in cui ha dichiarato: «la lotta alle bufale non finirà mai, ecco perché stiamo facendo investimenti significativi per rimuovere account falsi e notizie clickbait per promuovere giornalismo di qualità».

Oltre ad esortare le piattaforme come Facebook e Twitter ad aumentare la qualità des suo monitoraggio, nel documento la Commissione ipotizza però anche che potrebbe non essere sufficiente affidare agli stessi social network la moderazione dei contenuti, e che potrebbero essere introdotte nuove regolamentazioni.

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