Russiagate, ecco perché Trump non può ancora festeggiare

Il consigliere speciale Robert Mueller non ha trovato elementi di collusione con agenti russi. Ma il presidente non è stato esonerato del tutto e rimane aperta la pista dell’ostruzione della giustizia. Adesso il Congresso dovrà decidere se perseguirla oppure no

Il presidente degli Stati Uniti da tempo ripete che l'investigazione di Robert Mueller nell'interferenza della Russia nelle elezioni presidenziali del 2016 era una «caccia alla streghe». Questo nonostante l'arresto di alcuni suoi collaboratori come il consigliere politico Roger Stone e il legale di famiglia Michael Cohen per fatti legati direttamente alla campagna elettorale, e diverse prove dell'interferenza dei russi nelle elezioni americane. Dopo la consegna del rapporto di Mueller, Donald Trump ha esultato su Twitter proclamando di essere «completamente esonerato». Ma non è così. 

La lettera del procuratore generale

In una lettera inviata dal procuratore generale William Barr in cui riassume le conclusioni del rapporto di Robert Mueller, si legge nero su bianco che – nonostante il rapporto non dichiari che il presidente americano abbia effettivamente commesso un crimine - Mueller «non  lo esonera» del tutto. Inoltre, ed è questo il passaggio più significativo, Mueller ha deciso di non esprimere un giudizio finale sul secondo ramo dell'inchiesta, che affronta la questione di una possibile ostruzione della giustizia da parte del Presidente, rimandando la decisione ai procuratori generali William Barr e Rod Rosenstein, i quali hanno ritenuto che le prove in questo caso non fossero sufficienti. 

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Estratto dalla lettera di William Barr

Ma la vicenda non finisce quì. Alcuni democratici, tra cui il presidente del Comitato Giudiziario della Casa dei rappresentanti, Jerry Nadler, hanno dichiarato la loro intenzione di chiamare William Barr a testimoniare davanti al Congresso oltre a chiedere la pubblicazione dell'intero rapporto di Mueller, che potrebbe contenere ulteriori dettagli sul ruolo giocato da Donald Trump nella vicenda. Secondo Nadler, il dipartimento di Giustizia avrebbe assegnato il compito di decidere su Trump al Congresso dopo la pubblicazione del rapporto e della lettera di Barr. Anche se l'ipotesi di un impeachment si è allontanata, non è del tutto escluso che il Congresso possa portare l'amministrazione Trump in tribunale.

L'investigazione di Robert Mueller

La squadra guidata da Robert Mueller ha stabilito che l'interferenza da parte della Russia nella campagna elettorale del 2016 si è articolata in due modi. La prima parte riguarda la campagna di disinformazione mediatica lanciata dall'Internet Research Agency (IRA) russa, con lo scopo di seminare discordia nell'elettorato americano. La seconda, invece, riguarda direttamente l'hackeraggio riuscito degli account email del partito democratico e dell'organizzazione che gestiva la campagna elettorale di Hillary Clinton, l'avversaria di Donald Trump nella gara elettorale del 2016, email poi diffusi su Wikileaks.

La loro inchiesta ha già portato a degli arresti. L'ex consigliere politico di Donald Trump, Roger Stone, è stato arrestato dall'Fbi. Stone sarebbe stato a conoscenza dell'hackeraggio degli email di Hillary Clinton da parte dei russi e ne avrebbe parlato con Donald Trump. Una tesi confermata dall'ex legale della famiglia Trump, Michael Cohen, condannato a 3 anni di carcere per reati commessi durante la campagna elettorale, tra cui anche il fatto di aver mentito a Mueller su fatti pertinenti alla costruzione di una Trump Tower (un progetto del gruppo di proprietà della famiglia del presidente) a Mosca.