Mondiali in Qatar, rilasciato Michel Platini

L’ex calciatore era stato fermato il 18 giugno nel corso dell’indagine per corruzione sull’assegnazione dei Mondiali 2022

L’ex dirigente della Uefa è stato rilasciato. Lo riporta France Football, citando l’entourage dell’ex pallone d’oro. «Michel Platini non ha nulla di cui vergognarsi, e sostiene di essere totalmente estraneo a fatti», ha dichiarato il suo legale.

Michel Platini, una delle stelle del calcio mondiale, leader della nazionale francese e della Juventus, e poi dirigente del calcio europeo e mondiale, era stato arrestato il 18 giugno per corruzione privata nell’inchiesta della Procura nazionale delle Finanze sull’assegnazione del campionato mondiale di calcio 2022 al Qatar.

Il suo avvocato aveva negato che si fosse trattato di un arresto: «Michel Platini – ha detto William Bourdon – non ha fatto assolutamente nulla di sbagliato ed è estraneo ai fatti». L’ex presidente della Uefa sarebbe stato interrogato soltanto come testimone e avrebbe risposto «serenamente e con precisione a tutte le domande, comprese quelle sulle modalità di assegnazione di Euro 2016 e ha fornito spiegazioni utili».

Da tempo si sapeva di un’indagine su quella decisione della Fifa, che stravolse tempi e calendari pur di dare all’emirato del Golfo l’organizzazione dei Mondiali, ma nessuno avrebbe immaginato lo sviluppo degli ultimi giorni. Platini è stato per nove anni presidente dell’Uefa, da cui fu sospeso per tre anni nel 2016.

I sospetti sul pranzo con l’emiro

La polizia di Nanterre ha arrestato anche l’ex consigliere dell’Eliseo all’epoca di Nicola Sarkozy, Sophie Dion, accusata di corruzione in atti pubblici. È sotto interrogatorio invece l’ex segretario generale dell’Eliseo sotto la presidenza di Sarkozy, Claude Gueant, che si trova sotto lo status di “uomo libero”.

Sia Platini che Dion e Guéant, riporta Le Monde, erano stati convocati come testimoni dall’ufficio centrale per la lotta alla corruzione a agli illeciti fiscali. L’ex juventino stava già scontando una sospensione della Fifa da «ogni attività legata al calcio» per «violazione del codice etico», che si sarebbe conclusa il prossimo ottobre.

Nel mirino degli inquirenti ci sarebbe in particolare un pranzo del 23 novembre 2010 presso il palazzo dell’Eliseo, con Sarkozy, Platini e l’attuale emiro del Qatar, Tamim bin Hamad al-Thani, lo sceicco Hamad bin Jassem, allora primo ministro e ministro degli esteri dell’Emirato.

L’ex presidente francese Nicolas Sarkozy con Michel Platini. I due sono amici dal 1999.
Credit: EPA/LAURENT GILLIERON

A dicembre 2017, Platini era stato già interrogato dal procuratore Jean-Yves Lourgouilloux a proposito di quel quel pranzo. In quell’occasione, l’ex presidente della Uefa aveva negato di aver saputo in anticipo che all’Eliseo ci sarebbe stato anche il principe ereditario del Qatar. Come riporta L’Equipe, Platini aveva detto al magistrato: «Sono stato io a chiamare Sophie Dion (che all’epoca era responsabile per lo sport all’Eliseo, ndr) per fissare un appuntamento con Nicolas Sarkozy e dirgli che stavo andando a votare», riferendosi al primo ballottaggio per l’assegnazione della sede dei Mondiali del 2018 e 2022.

«Arrivando a pranzo – aveva aggiunto Platini – ho visto che oltre al presidente e Claude Gueant, c’era anche il principe ereditario e il primo ministro del Qatar».

Al procuratore Platini aveva ammesso di aver pensato di votare per gli Stati Uniti, anziché per il Qatar. Di certo, riferiva l’ex juventino, non aveva percepito alcun «messaggio subliminale» da parte di Sarkozy che facesse intendere un suggerimento per il voto a favore del Qatar.

Platini aveva quindi giustificato il suo voto con una spiegazione di prossimità geografica: «Nel Comitato esecutivo della Fifa – aveva spiegato – non c’è la Uefa ma la Francia. E volevo che i Mondiali venissero organizzati in un Paese e in una parte del mondo che non l’aveva mai ospitato. Ho sempre agito in modo trasparente». A prova di questo, Platini aveva anche detto di aver contattato dopo quel pranzo l’allora capo della Fifa, Joseph Blatter, per informarlo della presenza del principe e del ministro del Qatar.

Appena pochi giorni fa, Platini aveva lanciato un’accusa contro il mondo del calcio: «Contro di me c’è un complotto di Tas e Fifa – aveva detto – Ora si puniscano i colpevoli. Non è rimasta in piedi nessuna accusa di corruzione o altro. Ho idee su chi mi abbia colpito ma non ho prove».

Il percorso dei soldi

Il lavoro degli inquirenti è partito dai sospetti sul dirigente sportivo qatariota, Mohamed bin Hamman, già squalificato a vita per corruzione dalla Fifa nel 2011. L’accusa nei suoi confronti è che avrebbe versato grandi somme di denaro a importanti dirigenti del calcio mondiale. Quelle mazzette, che risalgono al periodo tra il 2008 e il 2011, dovevano servire per incoraggiare l’assegnazione della Coppa del Mondo del 2022 al suo Paese, così come è stato poi a dicembre 2010.

Il primo scandalo

Platini era stato già travolto da uno scandalo nel 2015, a fine del suo mandato alla guida della Uefa, quando Joseph Blatter, già capo della Fifa, lo aveva accusato di aver incassato tangenti sotto forma di commissioni per l’incarico che ricopriva.

Nonostante Platini cercò di negare ogni responsabilità, il Comitato etica della Fifa lo aveva sospeso e poi squalificato da tutte le attività per otto anni. Pena poi ridotta dal Tas a quattro anni. Platini è stato poi assolto dalla magistratura svizzera a maggio del 2018.

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