Strage di Viareggio, la sentenza d’appello: condannati gli ex vertici delle Ferrovie

È la sentenza d’appello per la strage che il 29 giugno del 2009 trasformò il cuore di Viareggio in un inferno di fuoco. 32 le vittime

La corte di appello di Firenze ha condannato a 7 anni Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e di Rete ferroviaria italiana, al processo per la strage di Viareggio del 29 giugno 2009, il disastro ferroviario costato la vita a 32 persone.

La procura generale aveva chiesto 15 anni e 6 mesi ma la sentenza ha confermato la condanna di primo grado a 7 anni. Moretti, che non era in aula, era imputato di disastro, omicidio plurimo colposo, lesioni colpose, incendio.

La corte di appello di Firenze ha condannato anche Michele Mario Elia (ex ad di Rfi) e Vincenzo Soprano (ex ad Trenitalia) a 6 anni per accuse, a vario titolo, di omicidio plurimo colposo e disastro ferroviario. Il tribunale di Lucca li aveva tutti condannati il 31 gennaio 2017.

Per Elia la procura generale aveva chiesto durante la requisitoria 14 anni e 6 mesi (in primo grado era stato condannato a 7 anni e 6 mesi), per Soprano 7anni e 6 mesi (come la condanna in tribunale). L’11 febbraio Moretti disse in udienza di voler rinunciare alla prescrizione. La pg poi ha detto che c’è prescrizione da maggio 2018 per incendio e lesioni colpose.

I parenti delle vittime

Il processo d’appello è iniziato intorno alle 9.30 di stamane presso il Palazzo di giustizia di Firenze. In aula erano presenti numerosi parenti delle vittime, fin dalle prime ore del mattino. Indossano le magliette con scritto Noi non dimentichiamo, ed è arrivato anche il sindaco di Viareggio Giorgio Del Ghingaro.

Viareggio, 29 giugno 2009: niente sarà più come prima. La frase comprare su uno dei numerosi striscioni affissi questa mattina all’ingresso del Palazzo di Giustizia di Firenze. Sotto la scritta, le foto delle 32 vittime. Un altro cartello ritrae l’ex ad di Rfi Mauro Moretti, vestito come un detenuto. Un altro ancora chiede ‘Verità, giustizia e sicurezza’.

Il processo di primo grado

La strage, il 29 giugno del 2009, trasformò il cuore di Viareggio in un inferno di fuoco. Un processo lunghissimo, ricostruisce l’Agi, anche quello d’appello, celebratosi al palagiustizia di Firenze. Ad ogni udienza erano “presenti” anche le 32 vittime del disastro. Ampio spazio alle accuse, sostenute dal pm che ha fatto anche il processo di primo grado, Salvatore Giannino, affiancato dal procuratore Luciana Piras.

L’incendio divampato nella notte tra il 29 e il 30 giugno 2009 nella stazione di Viareggio Ansa/ Riccardo Delle Lucche

Non sono mancati i colpi di scena, attesi o no. La rinuncia alla prescrizione per i reati di incendio e lesioni colpose da parte del principale imputato, l’ex ad di Ferrovie Mauro Moretti (richiesta dall’associazione dei familiari delle vittime) e l’accostamento giuridico, sul profilo delle responsabilità, a un’altra pagina nera della cronaca: il disastro della Costa Concordia. Nelle ultime battute del processo, l’accusa ha prodotto la sentenza che ha condannato il comandante Schettino che, dicono i pm, come i vertici delle aziende imputate, ha omesso di informarsi su quanto gli avrebbe permesso di evitare le morti, nel caso di Viareggio sarebbe dunque mancata la verifiche delle condizioni dei carri.

E il ‘carico’ aggiuntivo di responsabilità si è tradotto in un sensibile aumento delle pene richieste. Per Moretti, in appello, sono stati chiesti 15 anni e mezzo di condanna (sia per il suo ruolo di Ad di Rfi sia come Ad di Fs, per la quale era stato assolto in primo grado); 14 anni e mezzo per l’ex ad di Rfi Michele Elia e 7 anni e mezzo per l’ex ad di Trenitalia Vincenzo Soprano. In primo grado erano stati condannati a 7 anni il primo, e a 7 anni e mezzo gli altri due.

La strage

Alle 23,48 del 29 giugno 2009, ricorda ancora Agi, un treno merci partito da Trecate, in Piemonte, e diretto a Gricignano, in Campania, deraglia poco dopo aver superato la stazione ferroviaria della cittadina balneare toscana.

Una delle cisterne che trasportano Gpl si rovescia su un fianco e si squarcia sbattendo a forte velocità contro un ostacolo (un picchetto secondo quanto sostenuto dall’accusa, una ‘zampa di lepre’ stando alla ricostruzione della difesa) e da un grosso foro comincia a fuoriuscire il gas che avvolge i binari e le abitazioni affacciate sulla linea ferroviaria. Case, negozi, uffici, automobili vengono inghiotti e distrutti dalla nuvola fuoco. Alla fine si conteranno 32 morti.

In copertina i parenti delle vittime della strage di Viareggio, con cartelli e magliette con scritto ‘Noi non dimentichiamo’, fuori dal Palazzo di giustizia in attesa della sentenza del processo d’appello per la strage alla stazione di Viareggio del 29 giugno di 10 anni fa, a Firenze, 20 giugno 2019. Ansa/Claudio Giovannini

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