Premio Strega 2019, il vincitore è Antonio Scurati con «M. Il figlio del secolo»

di OPEN

Confermate le previsioni sul Premio. Sorprende, al secondo posto, Benedetta Cibrario con Il rumore del mondo

Nel suggestivo scenario del Ninfeo di Villa Giulia a Roma si è conclus lo spoglio dei voti che hanno decretato il vincitore della 73esima edizione del Premio Strega, il più prestigioso e conosciuto premio letterario italiano. A vincerlo è Antonio Scurati con M. Il figlio del secolo, unvolume di oltre 800 pagine – primo di una trilogia – che ripercorre con massima dovizia storicista l’ascesa del Duce, dal fascismo delle origini sino all’efferato delitto Matteotti.

I primi 400 voti – Superata la metà dei voti, si concretizza sempre di più l’avanzata di Antonio Scurati con M. Il figlio del secolo che raccoglie 159 preferenze. Resiste al secondo posto Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario con 96 posti. Balza dal quinto al terzo posto Marco Missiroli con Fedeltà, grazie a 56 preferenze raccolte. Scende al quarto posto La straniera di Claudia Durastanti che ha raccolto 52 preferenze, mentre Nadia Terranova con Addio fantasmi totalizza 34 voti.

I primi 300 voti – Superata quasi la metà dei voti, balza in testa alla classifica con 116 preferenze M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati con 116 voti, che supera Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario con 79 preferenze. Stabile al terzo posto La straniera di Claudia Durastanti che ha raccolto 42 preferenze. Nadia Terranova con Addio fantasmi mantiene il quarto posto con 32 voti, uno in più rispetto a Marco Missiroli con Fedeltà

I primi 200 voti – Dopo lo spoglio dei primi 200 voti resta in testa Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario con 59 voti. Segue M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati con 58 voti, mentre sale al terzo posto La straniera di Claudia Durastanti che ha raccolto 32 preferenze. Quarta, con 29 preferenze, Nadia Terranova con Addio fantasmi e quinto Marco Missiroli con Fedeltà, con 22 voti.

I primi 100 voti – Dopo lo spoglio dei primi 100 voti Il rumore del mondo di Benedetta Cibrario è in testa con 35 voti. Segue M. Il figlio del secolo di Antonio Scurati con 28 voti e Addio fantasmi di Nadia Terranova con 15 voti. Al momento, fuori dal podio si piazzano La straniera di Claudia Durastanti che ha raccolto 12 preferenze e Fedeltà di Marco Missiroli con 10 voti.

Cos’è il Premio Strega

Il Premio Strega è il più prestigioso premio letterario italiano, vinto in passato dai più grandi autori del nostro Paese. A volte trampolino di lancio, a volte consacrazione: il Premio Strega è giunto alla 73esima edizione che si preannuncia, come sempre, una sfida fino all’ultimo voto, scandalo e polemica. Nato nel 1947, il Premio Strega ha saputo riconoscere il merito degli autori e delle autrici più influenti nel racconto della modernità e della contemporaneità: da Umberto Eco a Niccolò Ammanniti, da Primo Levi a Ennio Flaiano, da Elsa Morante a Alberto Moravia, da Margaret Mazzantini a Paolo Giordano. 

I 12 candidati finalisti

La prima selezione per il Premio Strega 2019 è avvenuta tra 57 candidati, da cui sono stati estrapolati inizialmente i nomi di 12 finalisti. Nella lista annunciata all’Auditorium di Roma il 17 marzo scorso figuravano: Valerio Aiolli con Nero ananas (Voland), Paola Cereda con Quella metà di noi (Perrone), Benedetta Cibrario con Il rumore del mondo (Mondadori), Mauro Covacich con Di chi è questo cuore (La nave di Teseo), Claudia Durastanti con La straniera (La nave di Teseo), Pier Paolo Giannubilo con Il risolutore (Rizzoli), Marina Mander con L’età straniera (Marsilio), Eleonora Marangoni con Lux (Neri Pozza), Cristina Marconi con Città irreale (Ponte alle Grazie), Marco Missiroli con Fedeltà (Einaudi), Antonio Scurati con M. Il figlio del secolo (Bompiani) e Nadia Terranova con Addio fantasmi (Einaudi). 

I 5 finalisti

Malgrado per oltre un anno si sia dato per scontato che a vincere lo Strega 2019 sarebbe stato Missiroli che, con il suo Fedeltà, è ritornato prepotentemente (e meritatamente) sulle scene della narrativa italiana a tre anni di distanza dalla pubblicazione di Atti osceni in luogo privato, non tutto è andato secondo le previsioni. Durante la semifinale al Tempio di Adriano di Roma, infatti, non sono mancate le sorprese nella cinquina dei finalisti. E che sorprese. 

A dominare la scena ci ha pensato Antonio Scurati che con il suo M. Il figlio del secolo (Bompiani) ha letteralmente sbaragliato la concorrenza, salendo al gradino più alto del podio con 312 voti. Scurati, in passato, per ben due volte, è arrivato secondo per pochissimi voti nella classifica finale del prestigioso premio Strega. Quest’anno invece si è presentato con un’opera monumentale su Benito Mussolini.

Il secondo posto della cinquina è stato conquistato, anche in questo caso in modo inaspettato, da Benedetta Cibrario e dal suo Il rumore del mondo, un romanzo amoroso ambientato nell’Ottocento risorgimentale, in cui si sviluppa un intreccio sentimentale tra una donna inglese sfigurata dal vaiolo e un ufficiale piemontese. La scrittrice, già vincitrice del Premio Campiello 2008 con Rossovermiglio (Bompiani) ha raccolto 203 preferenze della giuria. 

Al terzo posto, con 189 voti, il favorito: Fedeltà di Marco Missiroli. Un romanzo nudo e crudo, in cui lo spirito umano e i valori per lo più della borghesia milanese vengono messi sotto una nuova lente di lettura e di costante passaggio da un’incertezza all’altra, nella vita pubblica, così come nel privato, in una costante ricerca di un equilibrio e benessere personale che pare non trovare mai concretezza. 

A sorprendere è anche il quarto posto, dove con 162 voti si è piazzata Claudia Durastanti, autrice de La Straniera, un romanzo autobiografico in cui l’autrice spazia dai temi della disabilità a quelli dell’emigrazione e, in estrema sintesi, di identità e accettazione. 

Al quinto posto Nadia Terranova con Addio fantasmi, che ha raccolto 159 preferenze. Un romanzo in cui non si parla mai di futuro, oscurato in toto dai traumi del passato che, in un crescendo di tormento e dolore, diventano macigni che si accatastano l’uno sull’altro creando un muro che lascia segni profondi nell’anima di chi li ha vissuti e che, al di là del quale, risulta spesso difficile scorgere un futuro diverso e felice. 

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