Premio Strega 2020, “Il colibrì” di Sandro Veronesi vince la 74esima edizione. Lo scrittore: «Penso ai miei figli e a Umberto Eco» – Video

Il secondo posto è per Carofiglio con La misura del tempo, il terzo posto per Ferrari con Ragazzo italiano. Seguono: Almarina di Parrella, Tutto chiede salvezza di Mencarelli e Febbre di Bazzi

Con 200 voti Sandro Veronesi è il 74esimo vincitore del Premio Strega, il riconoscimento letterario più prestigioso d’Italia. Il suo libro, Il colibrì, edito da La nave di Teseo, risultava già essere il favorito. Subito dopo, il secondo posto è per Gianrico Carofiglio con La misura del tempo (Einaudi Stile Libero) che ha ottenuto 132 voti, terzo posto per Ragazzo italiano di Gian Arturo Ferrari (Feltrinelli) con 70 voti.

Seguono: Almarina di Valeria Parrella (Einaudi) con 86 voti, Tutto chiede salvezza di Daniele Mencarelli (Mondadori) con 67 voti, e Febbre di Jonathan Bazzi (Fandango Libri) che ha ottenuto 50 voti. La proclamazione del vincitore è andata in scena in una Villa Giulia con pochissime persone rispetto agli altri anni a causa delle misure per il contenimento del contagio da Coronavirus. A presiedere questa 74esima edizione Antonio Scurati, vincitore della scorsa edizione del Premio Strega con M, il figlio del secolo. Hanno votato in 605 su 660 aventi diritto al voto.

«Sto pensando alla mia famiglia, ai miei figli, a mia moglie, ai miei fratelli. Sto pensando al mio editore, a Elisabetta Sgarbi, a Umberto Eco che è stato così generoso da fondarla questa casa editrice. Sto pensando agli amici che mi hanno sostenuto, che hanno votato il libro. Sto pensando all’uomo nuovo, che poi è una donna. A tutte le persone nuove che ci sono e a tutte le navi in mare» ha detto Veronesi, già vincitore del Premio Strega nel 2006 con Caos Calmo, diventato poi un film di Antonello Grimaldi con Nanni Moretti.

L’incipit de Il colibrì

Il quartiere Trieste di Roma è, si può ben dire, un centro di questa storia dai molti altri centri. È un quartiere che ha sempre oscillato tra l’eleganza e la decadenza, tra il lusso e la mediocrità, tra il privilegio e l’ordinarietà, e per adesso tanto basti: inutile descriverlo oltre perché una sua descrizione potrebbe risultare noiosa, all’inizio della storia, addirittura controproducente. Del resto, la migliore descrizione che si può dare di qualunque posto è raccontare cosa vi succede, e qui sta per succedere qualcosa di importante. Mettiamola così: una delle cose che succedono in questa storia dalle molte altre storie succede nel quartiere Trieste, a Roma, in una mattina di metà ottobre del 1999, in particolare all’angolo tra via Chiana e via Reno, al primo piano di uno di quei palazzi che appunto non staremo qui a descrivere, dove sono già successe migliaia di altre cose.

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