Cosa prevede la legge sul libro che non piace a Scurati e agli editori: «Penalizza l’italiano medio che legge già poco»

La proposta di legge sul libro sta creando agitazione nell’editoria italiana. Ecco cosa cambierà se fosse approvata dal Parlamento

Antonio Scurati, vincitore del Premio Strega 2019 con il libro M. Il figlio del secolo, ha dato risonanza a un tema molto acceso nella filiera libraria italiana: dagli editori ai piccoli librai, ognuno si sta facendo un’opinione sulla nuova legge del libro in corso di approvazione. «In Italia si deve fare di più per la lettura, a cominciare dalla nuova legge sul libro», ha detto Scurati durante la premiazione della 73esima edizione dello Strega.

«Non sono un tecnico, ma se tutti gli addetti ai lavori, a cominciare dagli editori, ritengono che questa proposta, che dovrebbe aiutare la lettura, invece la ostacola, dovremmo ascoltarli», ha commentato lo scrittore. Il principale terreno di scontro è la limitazione degli sconti imposti agli editori.

«Questa riforma penalizza non il lettore appassionato e forte che compra comunque, ma proprio l’italiano medio che legge pochissimo e che sarà più disincentivato», ha detto Ricardo Franco Levi, presidente dell’Aie, Associazione italiana editori.

Un tetto per sconti e promozioni

La commissione Cultura della Camera ha adottato un testo base per la nuova legge sul libro. La parte più discussa è quella che va a modificare la legge Levi (128/2011), che prende il nome proprio dall’attuale presidente dell’Aie, la principale associazione di categoria degli editori in Italia. «Tutti gli studi dimostrano che la lettura è connessa al Pil. La nuova riforma deprime questa miccia propulsiva, si presenta solo come riforma del prezzo, addossa tutto il fardello sulle famiglie e sui consumatori», ha detto Levi.

La legge Levi che permetteva uno sconto fino al 15% sui volumi, viene modificata abbassando il tetto al 5% che diventa, sempre in termini generali, il massimo dello sconto che i rivenditori potranno applicare sul prezzo di copertina. Lo stesso limite vale per librerie, negozi online come Amazon e per gli stessi editori. Esentati dalle nuove norme i testi acquistati dalle biblioteche per uso interno, mentre per i libri di testo adottati dalle scuole rimane la possibilità di essere scontati fino al 15%.

Solo per alcuni periodi dell’anno, stabiliti in concerto con il ministero dei Beni culturali, le case editrici potranno scegliere di scontare al 20% i proprio volumi (ad eccezione dei libri pubblicati nei sei mesi precedenti al periodo promozionale). In quello stesso periodo, le librerie potranno apporre il 15% di sconto sui prodotti sullo scaffale.

I nuovi attori dell’editoria

Open ha chiesto a Tomaso Greco, diventato editore a soli 34 anni, un parere su questo tentativo di riforma: «Se è vero che abbassare lo sconto al 5% può forse dare respiro ad alcune librerie, specie nel breve periodo, nel medio periodo il provvedimento rischia di essere ininfluente. Gli editori in Italia hanno bisogno di sperimentare, di proporre ai lettori nuove esperienze. Non devono parare il colpo dell’innovazione del settore, ma avere l’ambizione di guidarla».

Greco ha fondato nel 2014 Bookabook, la prima casa editrice in Italia basata sul crowdfunding dei lettori. «Un provvedimento a favore dell’editoria, e quindi della cultura, potrebbe essere invece destinare all’innovazione culturale una parte del Fondo Nazionale Innovazione. In Europa ci sono buone pratiche di sperimentazione editoriale e investimenti, anche forti, in questo senso. – ha spiegato Greco, prima di concludere – Serve guardare con interesse e curiosità che cosa si fa altrove».

La posizione dell’Aie

«Tutti gli studi dimostrano che la lettura è connessa al Pil. La nuova riforma deprime questa miccia propulsiva, si presenta solo come riforma del prezzo, addossa tutto il fardello sulle famiglie e sui consumatori», teme Levi. L’obiettivo della norma è quello di dare una mano alle librerie radicate sul territorio che soffrono la concorrenza della grandi distribuzione e dei colossi come Amazoni, i quali possono permettersi più margini per applicare sconti ed essere più attraenti per i consumatori.

Gli editori indipendenti

Le associazioni più piccole che raccolgono gli editori indipendenti italiani sono invece entusiasti per il tetto degli sconti al 5%. La riforma «introduce regole ineludibili che permettono concorrenza più equa fra tutte le aziende che operano nel nostro settore – scrive Adei, l’Associazione degli editori indipendenti, su Facebook -. Questa Legge sancisce una cosa importantissima: la delimitazione chiara di sconti e campagne promozionali, che permette di recuperare dal mercato quanto serve per offrire giusti compensi ad autori, traduttori, redattori, grafici, alle decine di migliaia di addetti del nostro settore».

Le altre novità del documento

Il testo in corso di approvazione prevede che l’Antitrust, autorità incaricata di vigilare in materia di sconti e commercio, potrà chiedere agli uomini della Guardia di finanza di «svolgere accertamenti». All’articolo 7 della proposta di legge si parla di «card cultura»: si tratta di una carta elettronica, rilasciata a partire dal 2020, che permetterà ai soggetti più svantaggiati di acquistare libri, biglietti per musei, teatri e altri servizi culturali.

Il testo istituisce anche il titolo di «Capitale italiana del libro»: ogni anno il Consiglio dei ministri assegnerà il titolo a una città, dopo una selezione definita insieme al ministero dei Beni culturali. La fortunata capitale riceverà mezzo milione di euro per finanziare i progetti e gli eventi che avranno luogo durante l’anno.

Antonio Scurati: «I giovani faticano a comprendere un libro»

«Stiamo attraversando una soglia epocale: i giovani immersi nell’era digitale fanno fatica a comprendere un libro perché la lettura profonda non rientra nelle loro capacità cognitive. Il libro deve convivere con le nuove tecnologie, non può essere sepolto», ha detto Scurati dopo la vittoria del Premio Strega -. Il romanzo dà la possibilità di vivere altre vite. Dico ai ragazzi di leggere e cercare di conoscere, di capire. Cerco di insegnare ai miei studenti che ci sono piaceri più facili e altri più profondi: la conoscenza, il sapere non sono doveri ma piaceri più raffinati che insegnano a stare al mondo».

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