Delitto Lidia Macchi, colpo di scena: assolto Stefano Binda, ha già lasciato il carcere

Lidia aveva vent’anni e studiava Giurisprudenza. Il suo corpo è stato trovato senza vita il 7 gennaio del 1987. La verità su questo omicidio è ancora lontana dall’essere scoperta

Non è stato lui a uccidere 32 anni fa Lidia Macchi. I giudici della prima Corte d’Assise d’appello di Milano hanno assolto Stefano Binda per «non aver commesso il fatto». Ribaltata, quindi, la condanna in primo grado all’ergastolo dell’uomo accusato di aver assassinato nel 1987 in un bosco di Cittiglio, in provincia di Varese, la studentessa, sua ex compagna di liceo con la quale aveva frequentato lo stesso gruppo di Comunione e Liberazione.

Tre anni e mezzo di carcere

Stefano Binda, 51 anni, arrestato nel gennaio 2016 dopo la riapertura delle indagini da parte della Procura generale di Milano, era stato condannato all’ergastolo per omicidio volontario pluriaggravato. Ieri sera, intorno alle 22.40, ha lasciato – dopo tre anni e mezzo – il carcere di Busto Arsizio: con sé un sacchetto pieno di libri.

«Sono innocente. Non ho ucciso Lidia Macchi, non l’ho uccisa» ha detto in aula. «Non so nulla di quella sera: ero a Pragelato, solo quando sono tornato ho saputo della scomparsa. Sono estraneo ai fatti e a tutti gli addebiti».

E ancora: «Non ho fatto arrivare nulla a chicchessia, nulla che fosse anonimo» ha raccontato riferendosi alla lettera che riportava la poesia In morte di un’amica fatta recapitare proprio il giorno del funerale della ragazza e utilizzata dall’accusa come prova regina contro di lui.

Il pg chiedeva l’ergastolo

Il procuratore generale Gemma Gualdi aveva chiesto la conferma dell’ergastolo per Stefano Binda, già condannato in primo grado: gli contestava anche le aggravanti della crudeltà e della minorata difesa della vittima, riconosciute in primo grado dalla Corte d’Assise di Varese.

Patrizia Esposito, avvocato insieme a Sergio Martelli dell’uomo, ha spiegato: «Vorremmo che questa immagine di Stefano Binda di un pazzo con la doppia personalità venisse cancellata. Non ho sentito una sola parola sul movente, che è stato costruito dopo la consulenza psichiatrica. In questi anni Binda non ha mai compiuto un gesto di violenza, e ha sempre pagato per i suoi errori» .

La sorella di Lidia chiede verità

«Per la piega che avevano avuto le prime due udienze ce lo aspettavamo. Credo, però, che servisse un minimo di approfondimento in più. Forse è stata una sentenza affrettata. Andremo avanti. Lidia non ce la restituirà nessuno» ha detto Stefania, sorella di Lidia Macchi. Atteso il ricorso del legale di parte civile, l’avvocato Daniele Pizzi, contro l’assoluzione.

Dopo 32 anni l’omicidio di Lidia Macchi resta un mistero e non ha colpevoli.

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