C’è il verdetto della Cassazione sui fondi della Lega: «Prescrizione per Bossi e Belsito, ma rimane la confisca dei 49 milioni»

di OPEN

«Non mi cambia la vita», ha commentato il leader della Lega Matteo Salvini

Dopo cinque ore di camera di Consiglio, la Cassazione ha prescritto il reato di truffa per l’ex leader della Lega Umberto Bossi e l’ex tesoriere del partito Francesco Belsito.

La prescrizione non blocca la confisca dei 49 milioni di euro a carico della Lega per i rimborsi elettorali ricevuti dal Carroccio tra il 2008 e il 2010. Cadono, invece, le confische nei confronti degli imputati. Belsito resta responsabile del reato di appropriazione indebita: per lui ci sarà in questo caso la rideterminazione della pena in Appello.

Quanto ai tre ex revisori dei conti, la Cassazione ha assolto «perché il fatto non sussiste» Stefano Aldovisi, mentre sono state confermate le condanne a 8 mesi per Antonio Turci e Diego Sanavio per indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato.

Nel pomeriggio, i giudici hanno respinto l’istanza di ricusazione avanzata dall’ex tesoriere della Lega, Francesco Belsito. Poi giudici si sono riuniti in camera di consiglio per la sentenza.

Le richieste del pm

Marco Dall’Olio, sostituto procuratore generale della Cassazione, ha chiesto di confermare la condanna a 3 anni e 9 mesi dell’ex tesoriere della Lega Franceso Belsito. Oltre che quella a un anno e 10 mesi dell’ex segretario Federale Umberto Bossi. Una conferma quindi della sentenza già espressa dalla Corte d’Appello di Genova il 26 novembre 2018.

Sempre il sostituto procuratore generale Marco Dall’Olio ha chiesto l’apertura di un nuovo processo per per gli ex revisori Stefano Aldovisi, Diego Sanavio e Antonio Turci. Per Belsito poi c’è anche una richiesta di interdizione dai pubblici uffici per cinque anni.

Dall’Olio si sofferma anche sulle spese attribuite direttamente alla famiglia di Umberto Bossi, quelle uscite che sarebbero state estrapolate dalle analisi sulla famigerata cartella “Family” sequestrata nel corso delle indagini. «Non è vero che i rendiconti erano solo generici. Erano anche falsi: si diceva ‘rimborsi autisti’ ma in realtà si finanziava la famiglia Bossi».

Un particolare che per Dall’Olio non andava sottovalutato: «Non è un aspetto secondario, è sotto questo profilo che si consuma il reato di truffa». Nello specifico una voce di spesa sarebbe riconducibile secondo il sostituto procuratore all’«accredito per la laurea di Renzo Bossi».

La Cassazione però ha deciso di prescrivere il reato di truffa per entrambi. Anche se Belsito resta responsabile del reato di appropriazione indebita: sarà la Corte d’appello di Genova a dover rideterminare la sua pena in un processo d’appello bis.

La reazione di Salvini

«Non sono preoccupato. Sono anni che vanno avanti con questi 49 milioni, a me non cambia niente. Non mi cambia la vita», ha detto Matteo Salvini a margine della festa del partito ad Arcore.

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