Trump: «Prometto che non farò questo alla Groenlandia»

Il governo della Groenlandia ha affermato che l’isola «non è in vendita» ma Trump sembra non demordere

Dopo aver conquistato l’isola più famosa al mondo, Manhattan, adesso Donald Trump punta a quella più grande del mondo: la Groenlandia. Secondo il Wall Street Journal, Trump starebbe valutando l’idea di fare una proposta alla Danimarca per acquistare il pezzo di terra tra il nord Atlantico e il Circolo polare artico. Ma il governo dell’isola frena sul nascere gli entusiasmi del Presidente Usa: «La Groenlandia non è in vendita».

Ma Trump, come per il caso del muro che il Messico ha rifiutato di finanziare, non sembra prestare troppa attenzione al rifiuto del Paese. Il 20 agosto ha pubblicato su Twitter un fotomontaggio in cui appare una grattacielo dorato con la scritta «Trump» in un paesaggio rurale tipicamente nordico, accompagnato dalla scritta «Prometto che non farò questo alla Groenlandia!»

Non è chiaro come gli Stati Uniti potrebbero acquisire un territorio da un Paese straniero, ma è probabile che Trump ne parlerà durante l’imminente visita ufficiale in Danimarca, prevista all’inizio di settembre. In ogni caso, la Groenlandia ha specificato di essere aperta a fare affari, ma non certo a darsi un prezzo.

I rapporti Usa – Danimarca

Grazie a un trattato tra gli Stati Uniti e la Danimarca, la Groenlandia, che tecnicamente fa parte del Nord America, è già sotto l’influenza americana: qui si trova infatti la base militare Usa più a nord, la Thule Air Base, a soli 1.200 chilometri dal Circolo polare. Ma per Trump non basta: la sua idea sarebbe quella di acquistarla come fosse una proprietà immobiliare, ai fini di allargare la propria influenza militare e allo stesso tempo passare alla storia come il presidente americano che comprando l’immensa isola ha esteso a Nord il territorio degli Stati Uniti.

Già nel’46, dopo la Seconda Guerra mondiale, il presidente Harry Truman aveva offerto alla Danimarca 100 milioni di dollari, vedendosi però bocciare la proposta. Secondo il Wall Street Journal, adesso le cose sarebbero cambiate: a una cena ufficiale nella scorsa primavera, qualcuno ha confidato a Trump che la Danimarca sarebbe alle prese con qualche problema finanziario e che l’ipotesi di vendere la Groenlandia – a cui il governo di Copenaghen versa ogni anno 591 milioni di dollari in sussidi – poteva diventare una necessità. E a Trump l’idea sembrerebbe piacere.

Il nuovo colonialismo dietro l’idea di Trump

La proposta del presidente americano «non è una provocazione, né tantomeno una boutade elettorale, ma fa parte della strategia d’espansione americana adottata sin dalla seconda metà dell’Ottocento e ora rafforzata in chiave anti-Cina e anti-Russia». A spiegarlo all’Agi è Marzio G. Mian, giornalista esperto dell’Artico, autore del libro Artico: La battaglia per il Grande Nord e fondatore, insieme ad altri colleghi internazionali, del The Arctic Times Project.

ANSA | Una delle più significative immagini della Groenlandia raccolte dai ricercatori di Greenpeace, che testimoniano i devastanti effetti del global warming. Banchise a pezzi e grosse fenditure tra i ghiacci sono il tema portante delle fotografie e dei video che gli scienziati porteranno al summit sull’ambiente che si terrà a Copenhagen, in Danimarca, il prossimo dicembre

«Già a inizio Ottocento gli Stati Uniti acquistarono la Louisiana francese e poi, nel 1867, fecero il grande colpo versando circa 150 milioni di dollari (in valore attuale) allo Zar, che era in crisi dopo la Guerra di Crimea, per impadronirsi dell’Alaska», ha ricordato Mian. «L’anno dopo, il segretario al Tesoro incaricò il giovane ingegnere minerario Benjamin Pierce di avviare perizie per valutare l’acquisizione di Islanda e Groenlandia. Non se ne fece nulla».

Oggi la Groenlandia torna a essere allettante per Washington grazie in primis al cambiamento climatico che ha reso l’isola più grande del mondo, con una superficie di oltre 2,1 milioni di chilometri quadrati, molto più vivibile e sfruttabile, non solo militarmente ma anche economicamente. «È il nuovo ‘nuovo mondo’, una terra di opportunità che molti vogliono sfruttare, a partire dalla Cina e dalla Russia che rispetto agli Stati Uniti sono molto più avanti nell’espansione nell’Artico», spiega ancora Mian. «Il Grande nord è sempre più abitabile, è pieno di ricchezza e quasi disabitato: ora gli Stati hanno molta fretta di sfruttare le opportunità minerarie e geopolitiche».

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