Deliveroo lascia la Germania (in quattro giorni). Ora si prepara ad investire in Italia

«Sono ancora sotto shock», ha detto un fattorino. Il preavviso datogli dall’azienda è stato di appena 4 giorni

Sono serviti solo quattro giorni alla catena di consegna a domicilio Deliveroo per abbandonare il mercato tedesco. L’azienda, che ha il suo quartier generale a Londra, ha fermato la propria attività in Germania il 16 agosto, dopo aver inviato un’email ai clienti il 13 agosto in cui spiegava di volersi concentrare su altri Paesi.

La compagnia afferma di avere l’obiettivo di «creare il miglior servizio di consegna a domicilio di cibi del mondo» e di «offrire a clienti, autisti e ristoranti un servizio eccezionale». E che, aggiunge, «lì dove non possiamo raggiungere il livello che noi ci aspettiamo e che voi meritate, non operiamo».

Come altri servizi di consegna di alimenti, la compagnia è stata al centro di molte critiche in Germania per il trattamento riservato ai rider. I fattorini ora si trovano in una situazione ben peggiore, visto che nel giro di pochi giorni hanno perso tutti il loro lavoro.

«Sono ancora sotto shock», ha detto un fattorino a Quartz. Secondo le stime, sarebbero circa un migliaio i lavoratori che rimarranno disoccupati. «Non mi sarei mai aspettato che l’azienda avrebbe fatto i bagagli e lasciato la Germania con così poco preavviso. Se ci fossero stati tre mesi di anticipo non sarebbe stato così tragico, ma solo quattro giorni è da pazzi».

L’investimento in Italia

Intanto, la piattaforma ha annunciato che investirà 25 milioni di euro in Italia nei prossimi 12 mesi, raggiungendo fino a 150 città. La decisione, spiega una nota dell’azienda, è frutto dell’ottimo andamento della piattaforma nel nostro Paese.

Secondo le proiezioni di Capital Economics presentate ad aprile se Deliveroo continuerà a crescere con il ritmo attuale, le sue attività supporteranno in Italia 5.900 posti di lavoro e avranno un impatto economico di 130 milioni di euro entro il 2020.

Un quadro che cozza, però, con l’assenza di una regolamentazione dei contratti per i lavoratori. Un punto all’ordine del giorno del governo Conte che però è stato rimandato di mese in mese e ora è rimasto ulteriormente in sospeso con la crisi di Governo.

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