La “manina” di Renzi sul governo M5s-Pd, stop su Di Maio al Viminale. Il suo ultimo totoministri: spunta Burioni

«Fermare Salvini mi è costato umanamente molto perché per farlo abbiamo dovuto aprire ai grillini: e io ricordo la colata di fango che ho subito in questi anni tramite fake-news e diffamazioni»

Matteo Renzi, l’uomo e il politico tra i più osteggiati dal Movimento 5 Stelle, adesso farà parte della stessa maggioranza parlamentare. «Dopo quello che è accaduto in questo mese, mi aspetterei un grazie, non la richiesta di garanzie – ha detto l’ex presidente del Consiglio quando gli si chiede se sarà leale a Conte e al Partito Democratico – Ho messo la faccia su un’ operazione difficilissima per mandare a casa Salvini, che fino a qualche settimana fa sembrava invincibile. L’ho fatto perché il linguaggio e la postura degli ultimi mesi erano assurdi: pieni poteri, la pacchia è finita rivolto a delle donne violentate, le opacità nelle relazioni con la Russia o sui 49 milioni di euro».

Nell’intervista al Messaggero del 30 agosto, Renzi si è soffermato sulla necessità di bloccare la deriva, a suo dire autoritaria, che stava prendendo il leader leghista: «Fermare Salvini mi è costato umanamente molto perché per farlo abbiamo dovuto aprire ai grillini: e io ricordo la colata di fango che ho subito in questi anni tramite fake news e diffamazioni. Vorrei che questa fatica umana fosse riconosciuta: paradossalmente chi lo ha capito meglio di tutti è stato Salvini, che non perde occasione per rimarcarlo. Io non sono quello che stacca la spina: magari posso essere tra quelli che la spina l’ ha attaccata, portando la corrente in un luogo in cui non c’ era. Al governo che sta per nascere dirò: pensate a lavorare, non a inseguire i fantasmi».

L’orizzonte del nuovo governo

Conte «riuscirà a formare il nuovo governo – ha affermato il senatore, fiducioso -. A mio giudizio la legislatura arriverà al 2023. Lo prevede l’ordinaria gestione della cosa pubblica: le legislature durano cinque anni. E negli ultimi 23 anni solo una legislatura si è interrotta prima dei cinque anni canonici: con Prodi e Bertinotti nel 2006/2008. Per il resto è sempre durata cinque anni. Accadrà così anche stavolta. Che ci arrivi questo governo dipenderà dalla qualità dei ministri che saranno scelti».

I ministeri che contano

«Mi auguro che il premier voglia scegliere i migliori – ha detto Renzi riguardo i membri dell’esecutivo -, mettendo in sicurezza soprattutto i dicasteri più delicati a cominciare da Viminale e Tesoro. Salvini aizzerà le piazze contro il governo e al Viminale ci vogliono nervi saldi e un ministro degno di questo nome». Sulla possibilità di ministri tecnici, Renzi ha ricordato un raro esempio di comunione tra lui e il fondatore del Movimento, Beppe Grillo: «Chi fa il ministro è sempre politico, mai solo tecnico. Ma mi piace l’idea: scegliere persone di grande qualità».

«Ad esempio: con Grillo un anno fa ho firmato un documento a favore dei vaccini, predisposto dal professor Burioni – ha detto -. Ecco, mi piacerebbe che alla Sanità andasse uno come Burioni, con l’ assenso anche grillino. Poi magari il prof non accetterebbe. Ma per dire che la proposta di scegliere persone di qualità è sempre vincente. Dopo di che, sceglieranno Conte, Di Maio e Zingaretti». Durante l’intervista di Fabrizio Nicotra, Renzi si è smarcato da qualsiasi polemica proprio con il segretario del suo partito: «È stata unità vera. Faticosa, ma vera. Abbiamo messo da parte le discussioni interne – ha aggiunto però -, che potremo riprendere il giorno dopo il giuramento».

«Fuori e felice»

«I renziani non lo so, non tocca a me dirlo – ha ribadito il senatore del Pd, circa la partecipazione dei suoi fedelissimi al governo -. Renzi di sicuro fuori. Fuori e felice. Ho fatto questa scelta per evitare l’ aumento dell’Iva e l’isolamento dell’Italia. Ma sarò credibile se non otterrò nessuna poltrona per me in cambio». Ad ogni modo, per un suo passo indietro, ha chiesto che anche il capo politico dei 5 Stelle non abbia velleità. Di Maio avrà il ruolo «che decideranno lui, Zingaretti e Conte. Certo non al Viminale, dove occorre un professionista della sicurezza e non un ex vicepremier che non ha esperienza in questo senso e sarebbe solo il nemico perfetto per Salvini».

A presto, Carlo

Renzi ha ribadito al Messaggero che non seguirà l’esempio di Calenda, il quale ha lasciato, di fatto, il Partito Democratico: «Carlo è andato via da solo e tale resterà anche in futuro. Non sta aprendo la strada a me, almeno. Sono orgoglioso di aver scelto Calenda come collaboratore, ambasciatore, ministro e di averlo sostenuto durante la sua campagna elettorale: è stato un ottimo tecnico. Rispetto la sua opinione, oggi, pur non condividendola. Mandare a casa Salvini, per me, era fondamentale. E non si va a votare solo perché così hanno deciso al Papeete: il Parlamento è più importante del Beach Club».

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