Sbarcato a Lampedusa, Ahmed si laurea a Torino con una tesi sui diritti umani in Darfur

Il carcere, la tortura e l’uccisione del padre e dei sei fratelli. L’inferno di Ahmed e la sua voglia di riscatto

Ahmed Musa, 32 anni, è sbarcato a Lampedusa nel 2011 senza documenti. Ieri si è laureato a Torino con una tesi sui diritti umani in Darfur (Sudan), l’area dalla quale proviene e dove è stato incarcerato e privato della nazionalità, dopo essere stato torturato e dopo avergli ucciso il padre e sei fratelli.

Ha dormito in stazione

I suoi primi giorni a Torino li ha trascorsi dormendo alla stazione di Porta Nuova. Oggi, con lo status di profugo, vive al Collegio universitario, ha un figlio piccolo – che ha voluto chiamare Nelson Mandela – e punta al dottorato.

È stato arrestato e torturato

32 anni, nato in Sudan, si era laureato in Economia a Khartoum dove insegnava e dove si era sposato con una collega, adesso rifugiata in Norvegia. Poi i miliziani filogovernativi hanno attaccato la sua città e così è cominciato il suo incubo.

Torturato, privato del padre e di sei fratelli, è riuscito a sfuggire al carcere perché, considerato morto, è stato subito abbandonato in un campo. Lì è stato trovato e soccorso da alcuni contadini.

Da quel momento si è posto un solo obiettivo: lasciare il suo Paese, rimanere lì sarebbe stato troppo pericoloso. Ma ci ha messo cinque anni, tre dei quali trascorsi in Libia, prima di arrivare in Italia, su un barcone, nel 2011.

Ahmed come Bouba

«Lo studio è un mezzo per dimostrare che nessuno può distruggere la volontà di un altro. Con lo studio, mi hanno insegnato i miei genitori, puoi cambiare la vita tua e quella degli altri. Ecco perché ho fatto questa scelta – ha dichiarato – è stato difficile ma qui mi trovo benissimo, sono fuggito da una guerra e ora sono una persona normale».

Una storia che ricorda quella di Bouba, il primo laureato con protezione internazionale, che adesso sogna di diventare un professore. Perché – ci insegnano Ahmed e Bouba – volere è potere.

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