Ius Culturae, riparte dalla Camera la riforma della cittadinanza per gli stranieri che studiano in Italia

L’iter della legge riprenderà nella Commissione Affari Custituzionali, dopo essere rimasta sospesa nel dicembre 2017

Riparte il 3 ottobre dalla Camera dei Deputati l’esame dello Ius Culturae, la legge che permette l’acquisizione della cittadinanza italiana ai ragazzi stranieri che studiano in Italia.

Una misura che, secondo le stime del 2018, riguarda ben 825mila bambini e giovani figli di immigrati, ossia un alunno su dieci che frequenta le scuole dell’obbligo, rimasto orfano di cittadinanza a causa della mancata approvazione della legge sullo Ius Soli nel dicembre 2017. 

Ad annunciare il vaglio della misura è stato il presidente della Commissione Affari costituzionali Giuseppe Brescia (M5s), che sarà anche il relatore della riforma. Il testo, a prima firma di Laura Boldrini (all’epoca LeU, ora Pd) e che aveva come relatore l’attuale ministro della Sanità Roberto Speranza (LeU), era stato abbozzato nell’ottobre 2018, in quota opposizione. 

«Siamo ancora all’inizio, ma credo si possa lavorare per introdurre lo ius culturae, legando la cittadinanza alla positiva conclusione di un ciclo di studi, e non alla sola frequenza», ha spiegato il pentastellato Brescia. 

«Non c’è solo il testo a prima firma Boldrini da esaminare. Ci sono diversi testi di altri gruppi, tra cui un testo Polverini di Forza Italia che introduce proprio lo ius culturae. Naturalmente arriverà anche un testo a firma del Movimento 5 Stelle». 

«Serve una discussione – prosegue Brescia – che metta all’angolo propaganda e falsi miti, guardi in faccia la realtà e dia un segnale positivo a chi si vuole integrare». 

Le reazioni della politica

«Non abbiamo molto scuse. Se tutti crediamo in quel che abbiamo dichiarato in questi anni lo ius soli si può fare», ha scritto su Facebook il dem Matteo Orfini. «Se per tagliare i parlamentari ci vogliono solo 2 ore, come dice spesso Di Maio – prosegue Orfini – per fare lo ius soli ci vogliono solo pochi giorni. Pochi giorni per restituire un diritto negato a tante persone».

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, ha invece ribadito immediatamente la propria contrarietà alla misura. «Per Fratelli d’Italia – ha scritto Meloni sui social – la cittadinanza italiana va meritata e concessa solo a chi ama e rispetta nostra cultura e identità. Se per Pd e M5S #IusSoli è fondamentale, abbiano coraggio di inserirlo nel loro programma elettorale e andare al voto. Siano italiani a scegliere! #NoIusSoli».

https://twitter.com/GiorgiaMeloni/status/1177580913624068096

La ministra Bonetti: «Un bambino che conclude un ciclo di studi in Italia deve avere la cittadinanza»

Il tema era tornato sul tavolo già alcuni giorni fa, quando Laura Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la Famiglia, aveva proposto di tornare a discutere dello Ius Culturae, introducendolo come uno dei punti cardine del nuovo Family Act

«Un bambino, figlio di stranieri, che concluda un ciclo di studi nel nostro Paese deve avere la cittadinanza italiana – aveva spiegato Bonetti in un’intervista a La Stampa – se lo Stato investe nella formazione di una persona, poi è giusto che la valorizzi. Diversamente, è come far allenare un giocatore tutta la settimana e poi tenerlo in panchina». 

Cei: «Accogliere è un dovere, ma bisogna integrare anche con la cittadinanza»

Anche la Conferenza Episcopale Italiana, a margine della presentazione del XXVIII Rapporto Immigrazione 2018-2019 di Caritas e Migrantes, si è detta favorevole all’introduzione della misura.

«Accogliere è un dovere fondamentale, ma se noi non si integra, non si forma, e non si porta uno anche alla cittadinanza non basta essere nati in un suolo. Io parlo di cittadinanza, e cioè di ius culturae che è di più dello ius soli, perché la cittadinanza va costruita, è frutto di integrazione, di un accompagnamento», ha detto il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti. 

«Auspico lo ius culturae – ha continuato il cardinale – perché altrimenti sarebbe come un contenitore vuoto, io non posso mettere un migrante in un contenitore vuoto, qui c’è tutta una formazione da fare, un cammino grosso». 

Cos’è lo Ius Culturae

Lo Ius Culturae era stato approvato alla Camera dei Deputati già nel 2015, rimanendo però bloccato al Senato.

All’epoca la proposta prevedeva la possibilità di richiedere la cittadinanza italiana per tutti i minori figli di stranieri nati in Italia e/o arrivati entro l’età di 12 anni che avessero frequentato le scuole inferiori (elementari o medie) italiane per almeno cinque anni e concluso almeno un intero ciclo scolastico. 

I ragazzi stranieri di età compresa tra i 12 e i 18 anni attraverso lo Ius Culturae avrebbero potuto ottenere la cittadinanza dopo aver abitato in Italia per almeno sei anni e avere superato un ciclo scolastico.

Il complicato iter parlamentare dello Ius Culturae 

La discussione in Senato sullo Ius Culturae, che all’epoca era inserito affiancato dallo Ius soli teperato, è rimasta bloccata per anni, sino al 23 dicembre 2017. La discussione è stata poi rinviata ulteriormente, ma dato lo scioglimento delle Camere per andare a elezioni nel marzo 2018, la legge non ha avuto modo di essere approvata. 

Nell’ultima seduta, quella di dicembre, mancò il numero legale: su 319 senatori erano presenti solo 116, mancando il quorum di 149 presenze. Tra gli assenti tutti e 35 i senatori del M5s, così come quelli di Alleanza Liberalpopolare e Autonomie, tutti quelli di Alternativa Popolare, Grandi Autonomie e Libertà, molti senatori di Forza Italia, 29 su 89 del Partito Democratico e 3 su 16 Articolo 1 – Mdp. 

Leggi anche: