Egitto, arrestato di nuovo il blogger Alaa Abdel Fattah, volto della Primavera araba. La Ong: «Oltre 2 mila fermati in 8 giorni»

Da 10 giorni vanno avanti le proteste contro al-Sisi, ma Abdel Fattah non aveva preso parte alle manifestazioni, essendo già in uno stato di libertà vigilata. Le motivazioni dell’arresto non sono ancora chiare

Alaa Abdel Fattah, attivista egiziano e blogger diventato uno dei volti della Primavera araba, è stato nuovamente arrestato nella mattinata del 29 settembre. A riferirlo sono altri blogger egiziani, secondo cui l’attivista 37enne, che aveva già trascorso 5 anni in carcere, è stato portato via dal commissariato di polizia di Dokki, nella capitale Il Cairo. Abdel Fattah si trovava in libertà vigilata, e finora non si hanno notizia sul suo luogo di detenzione.

Timori per la sua sorte sono stati espressi sui social dai familiari e da varie organizzazioni per i diritti umani. La sorella Mona Seif ha twittato: «@alaa è stato rapito dalla stazione di polizia di Dokki. Ci è stato detto che è nelle mani dei servizi di sicurezza. Non sappiamo dove si trovi, non conosciamo le accuse, non sappiamo se sta bene o se sta subendo maltrattamenti. Non sappiamo nulla se non che siamo di nuovo a dire #freeAlaa».

Nelle tensioni di questi giorni, che hanno visto numerose proteste di piazza contro il presidente Abdel-Fattah al-Sisi e conseguenti numerosi arresti, la famiglia di Alaa si premurava di andare a prenderlo ogni mattina alla stazione di polizia. Anche oggi, la madre dell’attivista, Leila Souief, era andata a prenderlo: da quanto si apprende dai media locali, però, la donna è stata fermata all’angolo della strada da agenti di sicurezza che le avrebbero impedito di avvicinarsi all’entrata del commissariato.

Souief lo ha aspettato per un po ‘ e, quando Alaa non è apparso, la polizia ha detto alla madre che aveva lasciato la cella e che era stato prelevato da agenti dei servizi di sicurezza e condotto nei loro uffici. I suoi legali non hanno tuttavia potuto confermare la sua presenza.

Le ipotesi dell’arresto

Un agente della sicurezza avrebbe riferito in forma anonima che Abdel Fattah sarebbe indagato per avere incitato alla protesta, alla quale essendo sotto controllo giudiziario non ha comunque partecipato. Nei giorni scorsi, nel tentativo di reprimere il dissenso, sono state arrestate oltre mille persone, duemila secondo i loro legali e le organizzazioni per i diritti umani.

Le proteste contro al-Sisi

Il 27 settembre migliaia di manifestanti sono scesi in piazza contro il presidente al Sisi e contro l’esercito, accusato di corruzione. A scatenare le proteste sono stati alcuni video di Mohamed Aly diventati virali, nei quali magnate delle costruzioni accusa al Sisi e le forze armate di corruzione e spinge i cittadini a chiederne le dimissioni.

Le prime manifestazioni sono partite la settimana scorsa, e la polizia ha bloccato le strade che conducono all’iconica piazza Tahrir del Cairo, epicentro della rivoluzione del 2011 che depose l’autocrate Hosni Mubarak. Da allora le forze di sicurezza si sono mosse rapidamente per estinguere ulteriormente il dissenso, arrestando quasi duemila persone in sette giorni.

Secondo il Centro egiziano per i diritti economici e sociali, una ong locale, nel Paese tra venerdì 20 settembre a sabato 28 sono state arrestate 2231 persone. Altre 1198 persone sono state interrogate, mentre non vi sono informazioni ufficiali su altri 1024. In un aggiornamento ormai giornaliero sulla stretta operata dal governo egiziano a seguito di proteste di piazza, l’organizzazione precisa su Facebook che solo per 181 degli arrestati sono state formulate delle accuse.

«Circa 3 mila persone hanno manifestato dopo le preghiere del venerdì», hanno raccontato dei testimoni secondo cui la polizia ha usato gas lacrimogeni per disperdere la folla. Gli ingressi a piazza Tahrir sono stati chiusi, come i caffè circostanti non aperti ormai da una settimana. Nel sud dell’Egitto, altre proteste sono state organizzate nelle città di Qus e Qena. «Un centinaio di persone sono uscite per strada a Qus e hanno strappato striscioni con foto di al Sisi», prima che le forze di sicurezza «prendessero il controllo della situazione», ha raccontato un testimone. 

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