L’Egitto si scaglia contro il rapporto delle Nazioni Unite sulle condizioni dei diritti umani nel Paese

«Percezioni errate, informazioni non verificate»: così si difende il ministro degli esteri egiziano

Il ministero degli Esteri egiziano respinge fermamente il rapporto dell’Onu sulle condizioni dei diritti umani in Egitto. Il portavoce, Ahmed Hafez, sostiene che non è accettabile che un documento del genere provenga da un ente delle Nazioni Unite e lui stesso lo critica per «la mancanza di accuratezza e per essere basato su ipotesi che mirano solo a diffondere informazioni contraddittorie con la realtà».

In un comunicato, Hafez afferma che il rapporto della commissione dei diritti umani dell’Onu si basa su informazioni non certificate, il che significa solo che le accuse in esso contenute sono basate su percezioni errate. Il portavoce sostiene inoltre che i procedimenti legali contro chiunque nel Paese sono corrette e conformi alla legge e in piena trasparenza.

E ancora, Hafez afferma che «nessun cittadino egiziano è arrestato o perseguito per aver svolto attività legittime o criticato il governo egiziano, ma per aver commesso reati punibili dalla legge; il diritto alla protesta pacifica è garantito in conformità con la costituzione e la legge, ma a condizione che sia esercitato secondo le procedure legali necessarie, come in molti Paesi del mondo, per notificare alle autorità interessate senza intimidire i cittadini o violare la libertà degli altri».

Le proteste in piazza

Solo una settimana fa l’Egitto è sceso nuovamente in piazza, questa volta per protestare contro l’attuale governo di Abdel Fattah al-Sisi. La polizia ha reagito arrestando più di 70 persone e disperdendo le folle.

La commissaria per i diritti umani Michelle Bachelet ha esortato le autorità egiziane a rispettare il diritto alla libertà di espressione e manifestazione, «nel pieno rispetto delle norme e degli standard internazionali».

Secondo le organizzazioni della società civile egiziana, oltre 2000 persone – tra cui avvocati, difensori dei diritti umani, attivisti politici, professori universitari e giornalisti – sono state arrestate prima, durante e dopo le proteste di piazza che hanno avuto luogo in diverse città egiziane il 20-21 settembre.

«L’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani ha ricevuto informazioni secondo cui un certo numero di detenuti è stato successivamente rilasciato», dice Bachelet. «I report suggeriscono anche che ad alcuni dei detenuti è stata negata la rappresentanza legale quando sono comparsi dinanzi al pubblico ministero, e alcuni sono stati accusati di gravi reati».

«Ricordo al governo egiziano che in base al diritto internazionale le persone hanno il diritto di protestare pacificamente», dice la ex presidente cilena. «Hanno anche il diritto di esprimere le loro opinioni, anche sui social media. Non dovrebbero mai essere detenuti, figuriamoci accusati di gravi reati, semplicemente per aver esercitato tali diritti».

«Il mondo non può rimanere in silenzio mentre il presidente al-Sisi calpesta i diritti degli egiziani alla protesta pacifica e alla libertà di espressione», tuona Najia Bounaim, direttrice delle campagne sull’Africa del Nord di Amnesty international.

Nel tentativo di vietare le proteste, per Amnesty international, in Egitto «sono scattati arresti nei confronti di manifestanti, giornalisti, avvocati per i diritti umani, attivisti ed esponenti politici. Grazie al nostro lavoro di ricerca abbiamo potuto documentare almeno 59 arresti in cinque città nella notte tra il 20 e il 21 settembre. Le organizzazioni locali per i diritti umani parlano di centinaia di arresti dall’inizio delle proteste, mentre il Centro egiziano per i diritti economici e sociali ha riferito di 964 arresti tra il 19 e il 24 settembre».

Tutte le persone arrestate, dice Amnesty, rischiano di essere incriminate per reati connessi al “terrorismo”. «Centinaia di arrestati sono stati inizialmente trattenuti senza avere contatti con avvocati o familiari. Sebbene alcuni siano stati rilasciati, almeno 274 sono stati portati di fronte alla Procura suprema per la sicurezza dello stato (SSSP) e almeno altri 146 di fronte alle procure locali del Cairo».

In copertina il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi a Berlino, 29 ottobre 2018. EPA/Kamil Zihnioglu

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