Egitto, proteste contro al-Sisi accusato di corruzione. Lacrimogeni a piazza Tahrir, oltre 70 arresti

Le piazze di otto città egiziane hanno accolto l’appello di un uomo d’affari egiziano, esiliato in Spagna, che accusa il presidente di corruzione

In Egitto si parla di nuovo di piazza Tahrir, simbolo della primavera araba egiziana. Questa volta però per protestare contro l’attuale governo di Abdel Fattah al-Sisi. Mentre l’ex generale si trova in viaggio negli Stati Uniti per partecipare all’imminente summit dell’Onu, migliaia di persone sono scese per strada, invocando la caduta del regime. La polizia ha reagito come da manuale quando nel Paese si svolgono manifestazioni non autorizzate, arrestando più di 70 persone e disperdendo le folle.

Lancio di lacrimogeni a piazza Tahrir

Le manifestazioni si sono svolte in otto città. Ad Alessandria centinaia di persone hanno marciato intonando slogan anti-governativi, come «Sisi deve andarsene». Nella città di porto di Damietta invece i manifestanti hanno rimosso un manifesto che ritraeva l’ex generale. Sono scene che in Egitto non si vedevano da anni.

Al Cairo, dove, insieme a Suez e Alessandria, si sono svolte la manifestazioni più grandi, la polizia ha lanciato dei lacrimogeni per disperdere le folle presenti a Piazza Tahrir. Nell’Egitto di al Sisi occorre un permesso per manifestare. Almeno quattro persone sono state arrestate nella capitale, ma sono oltre settanta in totale.

Le accuse di corruzione

Le persone che sono scese in piazza al Cairo come ad Alessandria e nelle altre città del Pease, hanno accusato al-Sisi di corruzione. Nel farlo, hanno ripreso le parole di una persona che ha giocato un ruolo fondamentale negli eventi di venerdì 20 settembre.

Si tratta dell’uomo d’affari e attore Mohamed Ali. Dal suo esilio spagnolo, Ali ha – tramite una serie di video postati su Twitter – accusato il presidente di usare fondi pubblici per fini privati («Io stesso ho costruito 5 ville per i suoi collaboratori», ha dichiarato in un video) , appellandosi agli egiziani affinché scendessero per strada per protestare. Un appello che è stato accolto con fervore in patria.

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