Dai green bond al “bonus befana”: la manovra da 30 miliardi del governo giallorosso

Nel 2020 il Pil crescerà dello 0,6%. L’Europa concede più flessibilità, e l’Italia può permettersi un rapporto deficit-Pil al 2,2%. Unendo i due dati, si prevede che il debito pubblico scenderà comunque al 135,2%

La cosa più difficile da fare era concedere a tutte le forze di maggioranza un po’ di spazio per ripagare la fiducia dell’elettorato. Tutto sembra andato per il verso giusto: Matteo Renzi ha scongiurato le rimodulazioni delle aliquote Iva, il Partito democratico ha ottenuto la promessa del taglio del cuneo fiscale, il Movimento 5 Stelle la lotta ai crediti inesistenti e i fondi per continuare con il reddito di cittadinanza. La Nota di aggiornamento del Def è stata approvata dal Consiglio dei ministri il 30 settembre: bloccate le clausole che avrebbero fatto aumentare l’Iva.

Il clima di fiducia

Sul tavolo quei 7 miliardi di euro che il governo punta a ottenere contrastando l’evasione fiscale. Ma c’è anche un rinnovato spirito di collaborazione con l’Europa: più margine per il deficit nominale italiano, fissato al 2,2%, in virtù di quella flessibilità annunciata da Paolo Gentiloni e che traspare dalle 120 pagine della Nadef. In generale, una fiducia nell’Italia che vale quasi 6 miliardi in meno di spesa per gli interessi sul debito pubblico.

Gualtieri al centro della scena

«Abbiamo disegnato uno scenario di finanza pubblica solido, volto alla crescita del Paese – ha detto il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri -. Una manovra espansiva pari allo 0,8% del Pil, che consente un utilizzo significativo dei margini di flessibilità».

«Sono fiducioso che il dialogo costruttivo con la Commissione Ue – continua Gualtieri – consentirà di confermare questo obiettivo, che coniuga bene l’esigenza di assicurare un sostegno alla crescita e al tempo stesso di assicurare la solidità della finanza pubblica e di garantire un percorso graduale di riduzione del debito e del costo del suo finanziamento».

Cosa sono i green bond

La Nadef, benché abbia avuto come principale obiettivo quello di evitare l’aumento dell’Iva, è riuscita a includere i margini per una manovra di espansione. In questo senso, Gualtieri ha salutato con orgoglio il Green new deal italiano, una serie di misure volte a investire in ottica ambientale.

«Siamo pronti a emettere dei green bond, emissioni di titoli di debito italiani esplicitamente destinati a sostenere gli investimenti nella sostenibilità ambientale», ha annunciato il ministro dell’Economia.

Piano privatizzazioni

Family act per assegni alle famiglie, semplificazione burocratica, un nuovo Codice della disabilità, rilancio delle opere infrastrutturali: la Nadef annuncia una serie di investimenti che sarebbero stati difficili senza il calo dello spread e la flessibilità concessa al governo Conte 2.

Ma c’è anche la questione privatizzazioni a garantire un tesoretto da 3,6 miliardi di euro annui. Azzerati gli obiettivi che il precedente governo non è riuscito a portare a termine (erano stati previsti 18 miliardi di privatizzazioni), nella Nadef gli introiti previsti per il triennio 2020-2022 sono stati ricalibrati sullo 0,2% del Pil l’anno.

Lotta all’evasione

Non un malus sul contante, ma un bonus che premia la tracciabilità: una detrazione che arriva al 19% sui pagamenti elettronici dei cittadini per spese effettuate in settori ad alto rischio di evasione. In più, un cashback sugli acquisti tra il 2 e il 4% che viene ricaricato sul conto corrente a fine mese. Pagare con bancomat o carta di credito farà tornare sui conti dei contribuenti una somma di denaro. Diciamo, uno “sconto Iva” mensile.

Ma l’ipotesi premiale dei pagamenti elettronici segue una duplice direzione. Già ribattezzato “bonus befana” per la data di erogazione, si tratterebbe di un massimo di 475 euro (il 19% di detrazione) su una spesa complessiva annuale di 2.500 euro. Il bonus, emesso come moneta elettronica, sarebbe da spendere in beni e servizi ad alto rischio evasione, ad esempio piccoli lavori di ristrutturazione o manutenzione dell’auto.

Un po’ di numeri

In estrema sintesi, la strategia che ha impedito l’aumento dell’Iva, recuperando quei 23,1 miliardi delle clausole di salvaguardia, ha tre punti cardinali:

  • la lotta al contante, prevedendo rimborsi e detrazioni per chi farà pagamenti elettronici;
  • da luglio è previsto un taglio dal valore complessivo di 2,7 miliardi sul cuneo fiscale (cifra che raddoppierà nel 2021);
  • una battaglia contro i crediti inesistenti che prevede il Daspo per i commercialisti che “truccano” le frodi.

Tutto ciò va sommato a tre coperture di peso:

  • 6 miliardi per il calo dello spread
  • 7 miliardi dal recupero del sommerso
  • 14 miliardi grazie alla flessibilità dell’Unione europea.

Con un rapporto deficit-Pil concesso al 2,2% e una crescita del Prodotto interno lordo dello 0,6% nel 2020, ecco come si è arrivati a mettere in piedi manovra da 30 miliardi di euro.