Marchisio, 25 anni di militanza: la storia del Principino bianconero

33 anni di vita, quasi tutti al servizio della Signora. Con due soli rammarichi

Il Principino è stato Re e sceglierà il suo reame per dire addio al calcio giocato. Saluterà tutti allo Stadium, Claudio Marchisio. Bambino prodigio prima, calciatore affermato poi. Sempre con la stessa maglia. Da quella che gli grondava addosso, xxl, a 7 anni, fino a quella appuntata con 7 scudetti consecutivi. Divisa bianconera con una sola parentesi esterna in Italia (un prestito all’Empoli nella stagione 2007-2008) e una coda in Russia, allo Zenit, dove lo hanno trattato come un Imperatore, vincendo il titolo. Altro che Principino.

Dalla B alle finali Champions

Ci sono i numeri a legittimare il regno. Esordio con la Juve nell’anno della serie B: l’Infero da attraversare per arrivare in alto. La piaga da surfare per meritare lo scettro.  389 partite totali con la Juve, gol 37. 10 arrivano nella stagione 2011-2012. Non è un caso. E’ l’anno in cui la Juve torna a vincere lo scudetto dopo Calciopoli. La rinascita. Che porterà poi Marchisio a centrare 7 scudetti consecutivi, tre Supercoppe Italiane, 4 coppe Italia.

L’ultima Buffon gliel’aveva fatta sollevare. Era il tributo di un addio imminente dopo che gli anni, e forse qualche incomprensione con Allegri, avevano spinto il Principino, vittima anche di un fastidioso infortunio al crociato, a essere superato nelle gerarchie da Bentancur. E finanche Sturaro. E’ il ‘dopo’ che non può cancellare e nemmeno alterare il ‘prima’. Scritto sulla roccia e sulle pareti dello Stadium. Dove Marchisio mette la firma nella ‘prima’ della Juve nella nuova casa.

E’ l’anno del ribaltone. L’anno in cui il centrocampista si veste da bomber e va in doppia cifra; il gol-non gol di Muntari, ma un girone prima la doppietta dell’8 juventino più amato di sempre (insieme a Tardelli).

Col passare degli anni Marchisio, che fino all’adolescenza giocava da attaccante, retrocede fino al vertice basso davanti alla difesa. Un po’ per dare fiato al veterano Pirlo, un po’ per l’esplosione di Paul Pogba. Un mettersi al servizio della squadra diventato inconciliabile negli ultimi due anni juventini con un minutaggio sufficiente. Di qui la scelta consensuale di scrivere la parola fine a un rapporto che va oltre il foglio di carta. Come successo con Del Piero e lo stesso Buffon parte prima. 

Rammarichi

Il rasurfaremmarico? Quei due infortuni pesanti e le due finali di Champions perse contro chi in quel momento era troppo più forte (Barcellona e Real all’apice dei loro ciclo). Rammarichi di chi ha avuto il privilegio di averne qualcuno in mezzo a gioie, riconoscimenti e onorificenze. A 33 anni il Principino dice basta. Forse troppo presto. Non per dire che il suo è stato un regno fatto di pragmatismo e immarcescibile romanticismo.

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