Dalla nascita dell’Universo agli esopianeti: il Nobel per la fisica a Queloz, Mayor e Peebles

Grazie a tre fisici sappiamo di non sapere molte cose sul Cosmo, è per questo che sono premi Nobel

Hanno scritto importanti nuove pagine della Storia della ricerca scientifica nello studio dell’Universo, aprendo la strada ad altri scienziati nella comprensione dei momenti successivi al Bib Bang, fino alla scoperta di nuovi esopianeti.

Per queste ragioni il Nobel per la fisica del 2019 è stato conferito a Didier Queloz, Michel Mayor e James Peebles. Ne approfittiamo per approfondire brevemente la portata delle loro scoperte, frutto anche del contributo di altri colleghi, che hanno permesso loro di percorrere le piste giuste nel cammino della conoscenza del nostro Universo.

Il primo esopianeta in un Sistema solare paragonabile al nostro

Sono passati ormai 24 anni da quando nel 1995 gli astronomi svizzeri Queloz e Mayor annunciarono la scoperta di un gigante gassoso – paragonabile a Giove – attorno a un Sole simile al nostro. Oggi potrebbe sembrare banale, ma quella è stata la prima volta in cui abbiamo avuto conferma dell’esistenza di altri Sistemi solari minimamente paragonabili al nostro. 

In precedenza infatti conoscevamo solo esopianeti che ruotavano attorno a delle pulsar, ovvero quel che resta di stelle ormai esplose. Oggi grazie anche al lavoro del telescopio spaziale Kepler abbiamo una lista di oltre 3970 esopianeti.

Il pianeta scoperto dagli astronomi svizzeri è stato battezzato «51 Pegasi b». La sua massa è più o meno la stessa di Giove e orbita attorno alla sua stella nel giro di appena quattro giorni, si trova infatti a una distanza di otto milioni di chilometri da essa. Tanto per intenderci, Giove Mercurio non arriva mai nella sua orbita a meno di 46 milioni di chilometri dal Sole. 

«Nessuno pensava che un pianeta di quelle dimensioni potesse essere così vicino a una stella. Ho detto che la scoperta è stata una sorpresa? Intendevo dire che era uno shock, così profondo da incontrare un profondo scetticismo», commentava l’astronomo e debunker scientifico Phil Plait, in occasione del ventennale della scoperta.

Phil Plait racconta la storia della scoperta degli esopianeti.

Conosciamo solo il 5% dell’Universo

Era il 1965 quando gli astronomi dei laboratori Bell scoprirono la radiazione di fondo a microonde dell’Universo che valse loro il Nobel per la fisica nel 1978. Grazie agli studi di Robert Dicke, Peebles, Peter Roll e David Todd Wilkinson scoprimmo che si trattava del “rumore di fondo” del Big Bang. 

Nel suo lavoro Peebles va oltre, gettando le basi di quella che sarà la cosmologia degli ultimi 50 anni. Studiando la radiazione di fondo scopre che appena 400 mila anni dopo il Big bang l’Universo permise il passaggio della luce.

Seguirono ulteriori calcoli teorici: se oggi sappiamo che ci è noto solo il 5% dell’Universo osservabile lo dobbiamo proprio a Peebles. Così deduciamo anche l’esistenza della materia oscura, nascosta in quel restante 95% ignoto, che condiziona l’espansione stessa dell’Universo. 

James Peebles racconta la sua scoperta nel 2017.

Foto di copertina: La radiazione cosmica di fondo, ultima reliquia del Big bang.

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