Erdoğan: «Paesi Ue nella Nato sono ipocriti». Ankara chiama Mosca, truppe Usa abbandonano Kobane

Convogli a stelle strisce stanno lasciando la postazione a sud della città, simbolo della resistenza curda. Si infittiscono i colloqui telefonici tra Turchia e Russia: adesso è tutto nelle mani di Vladimir Putin, con gli Stati Uniti che abdicano alla propria influenza nella regione

L’avanzata dell’esercito turco in territorio siriano, nonostante la pressione della comunità internazionale, non si ferma. Anzi, il presidente Recep Tayyip Erdoğan, a Baku per un summit economico, risponde aspramente ai leader europei che gli chiedono di interrompere le operazioni contro il popolo curdo: «La Turchia è membro della Nato? – si interroga Erdoğan – Lo è. La maggioranza dei Paesi Ue sono membri della Nato? Lo sono, ma sono ipocriti e incoerenti».

Non cerca compromessi per rispondere alle critiche che gli stanno arrivando da tutto il mondo. Anzi, incalza: «In 40 anni di lotta al terrorismo – questo è il termine che usa quando parla di questione curda -, abbiamo visto molte cose. Siamo stati testimoni di ogni sorta di manovra da parte dei nostri alleati e di Paesi che consideriamo amici». Il presidente turco allude a una mancanza di fiducia che l’ha portato a cercare altri partner strategici. Scotta ancora l’interruzione del processo di adesione della Turchia all’Unione europea: Erdoğan, inizialmente, era tra i principali promotori.

Telefonata Ankara-Mosca

Anche in quest’ottica va vista l’asse Ankara-Mosca che si è instaurato negli ultimi anni. Il pomeriggio del 14 ottobre, proprio riguardo all’avanzata dei militari turchi, ormai prossimi alla città simbolo Kobane, c’è stato un colloquio telefonico tra il generale Yasar Guler e l’omologo russo Valery Gerasimov. I capi di stato maggiore delle forze armate dei due Paesi hanno parlato dell’operazione militare nel nord-est della Siria. Non sono stati divulgati altri dettagli della conversazione.

560 curdi uccisi

La sera del 14 ottobre il ministro della Difesa turco Hulusi Akar ha annunciato che «560 “terroristi” del Pkk e del Pyd-Ypg sono stati neutralizzati nell’operazione Primavera di pace. L’avanzata prosegue con successo nella zona a est dell’Eufrate». Poco prima della dichiarazione, alle 18:00 ora itaiana, anche Akar ha avuto una conversazione telefonica con il suo omologo russo, il ministro della Difesa Sergey Shoygu. Hanno parlato di «questioni di difesa e sicurezza relative alla Siria».

Il ritiro degli Stati Uniti

Come annunciato dal presidente Donald Trump, la ritirata delle truppe statunitensi dall’area prosegue nonostante la comunità internazionale accusi l’America di aver tradito i curdi, essenziali nella lotta contro Daesh. Le forze speciali americane hanno abbandonato la postazione a sud di Kobane. La Cnn turca parla di convogli a stelle e strisce che si stanno spostando verso il centro del Paese. Adesso bisogna capire se, al loro posto in difesa dei curdi, interverranno le forze armate di Damasco, alleate della Russia e alle quali si sono appellati i curdi. La mossa decisiva per la difesa o la caduta di Kobane è nelle mani di Vladimir Putin, mentre gli Stati Uniti sembrano abdicare definitivamente alla propria influenza nella regione.

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