Siria, la Russia prova a imporsi nello scontro turco-siriano. Ora un “cordone sanitario” tra Erdogan e Assad

A Manbij nel nord del paese, i soldati turchi hanno ucciso 15 combattenti curdi, perdendo un solo loro militare

Escono gli Stati Uniti ed entra Vladimir Putin. La Russia ha deciso di far schierare i propri militari lungo la linea di contatto tra le forze siriane e turche per evitare che si possa verificare uno scontro diretto tra le forze di Bashar al-Assad, alleate con i curdi, e l’esercito di Recep Tayyip Erdoğan. Ma l’invasione della Siria da parte della Turchia non si è fermata.

Secondo Erdogan sono stati liberati mille chilometri di territorio in Siria ai fini di ricollocare il milione e passa di profughi siriani attualmente in Turchia. Il presidente turco ha inoltre ribadito che l’operazione militare turca, iniziata con l’annuncio degli Stati Uniti di ritirare le proprie truppe dal confine, continuerà fino a quando «non avrà raggiunto i suoi obiettivi».

Manbij: morti 15 combattenti curdi e 1 soldato turco

La coalizione internazionale anti-jihadista guidata dagli Stati Uniti ha abbandonato la città di Manbij al nord del paese (non lontana da Kobane) occupata lunedì sera dalle forze militari di Assad e assediata dalle milizie alleate della Turchia. Le truppe russe pattugliano il confine.

Il ministero della difesa turco ha annunciato martedì 15 ottobre che un soldato turco è stato ucciso a Manbij e altri otto militari sarebbero stati feriti. Sarebbero invece 15 i combattenti curdi «neutralizzati» dall’esercito turco.

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Il Consiglio di sicurezza Onu

Prevista per mercoledì la riunione del Consiglio di sicurezza Onu per discutere degli ultimi sviluppi in Siria. I cinque membri europei – Gran Bretagna, Francia, Germania, Belgio e la Polonia – hanno chiesto di incontrarsi a porte chiuse.

Nel frattempo anche il Regno Unito oltre alla Germania, la Francia e l’Olanda ha sospeso l’export di armi verso la Turchia. Il ministro degli Esteri italiani Luigi di Maio ha annunciato che «nelle prossime ore» avrebbe formalizzato il blocco dell’esportazioni future di armi anche dall’Italia.

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