Assumere cannabis per guarire dalla dipendenza da cannabis? Non è affatto un paradosso

Esiste una pillola contro la dipendenza chimica da cannabis? Non è proprio così, ecco perché

Sulla pericolosità della cannabis nella comunità scientifica c’è grande scetticismo, fatta eccezione per due contesti precisi: l’assunzione di Thc durante l’adolescenza, quando le connessioni neuronali sono ancora in formazione; e i presunti benefici terapeutici, ancora non del tutto dimostrati.

Su questi argomenti abbiamo riferimenti anche in una lettera del segretario generale dell’Oms. In Italia invece, il Consiglio superiore di Sanità aveva messo in guardia contro le false speranze riguardo agli usi terapeutici, spesso ingigantiti.

Recentemente sta facendo discutere uno studio annunciato, ma non ancora reso pubblico. Riguarda una pillola al Cbd che secondo i ricercatori del University College di Londra, permetterebbe di ridurre la dipendenza da Thc. Come accennato questa eventualità riguarderebbe coloro che hanno assunto cannabis fin dall’adolescenza.

Differenze tra Thc e Cbd

Nel presentare la nuova ricerca si parla dell’idea apparentemente paradossale di combattere la dipendenza da cannabis, assumendo cannabis in pillole. Il trattamento però riguarda l’assunzione di Cbd per far fronte alla dipendenza da Thc.

Il Delta-9- tetraidrocannabinolo (Thc) è la sostanza che il genere femminile della canapa sativa produce dalle sue infiorescenze per difendersi. Si tratta di un composto simile agli endo-cannabinoidi che il nostro Sistema nervoso produce di suo quotidianamente.

Grazie a questa “somiglianza” il Thc riesce a trarre in inganno il nostro cervello, dandoci sensazioni stupefacenti. Ma la canapa produce anche un altro composto, ovvero il Cbd (cannabidiolo), e altre sostanze presenti in quantità minori. Esistono infine i cannabinoidi sintetici (Scb).

I potenziali limiti dello studio

Uno dei limiti di questo studio è che non possiamo ancora leggerlo. Disponiamo però di alcune affermazioni rilasciate da due ricercatori del team (Val Curran e Iain McGregor dell’Università di Sydney), con alcuni accenni al modo in cui è stato svolto. Ne parla NewScientist, in occasione della presentazione dello studio al NewScientist Live 2019 tenutosi a Londra.

Come spiegato da Val Curran «Mentre il Thc tende ad aumentare l’ansia, il Cbd rende le persone più calme [inoltre] il Cbd elimina gli effetti tossici del Thc». La ricerca riguardava 82 persone classificate come «gravemente dipendenti», non sappiamo però in che modo: in che misura la dipendenza era psicologica? Quanti di loro consumavano Thc fin dall’adolescenza? Quali altre sostanze erano contenute negli spinelli che consumavano?

Ad ogni modo, dai dettagli riportati su NewScientist capiamo che alcuni dei volontari facevano parte di un gruppo di controllo a cui è stato dato un placebo e assistenza psicologica. Possiamo quindi dedurre il il Cbd possa aver sul serio aiutato queste persone a ridurre la loro dipendenza.

L’effetto benefico si presentava con la somministrazione di Cbd pari a 400 milligrammi, mentre il doppio della dose non sortiva risultati soddisfacenti.

La verifica in tutti i casi è stata fatta tramite l’esame delle urine «la dose da 400 milligrammi ha anche più che raddoppiato il numero di giorni in cui le persone non avevano Thc nelle urine», riporta NewScientist.

Non sembra quindi che ci sia un controllo diretto dei volontari e dei fattori alternativi che potrebbero spiegare i risultati degli esami, com’è normale che sia in questo genere di ricerche, le quali necessitano ulteriori studi.

Del resto lo stesso McGregor raccomanda prudenza: «A chi non riesce a smettere di fumare cannabis consiglierei di cercare assistenza medica», afferma, riferendosi al Cbd disponibile nelle farmacie, con dosi molto più basse di quelle usate nello studio.

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