Il Consiglio superiore di Sanità frena sulla cannabis: i limiti delle terapie e le speranze dei pazienti

Sull’efficacia della cannabis a scopo terapeutico il Css chiede maggiori sperimentazioni

Su richiesta della ministra della Sanità Giulia Grillo, il Consiglio superiore di Sanità ha portato a termine una revisione della letteratura scientifica sui presunti effetti terapeutici della cannabis

Il Consiglio ha concluso che per il momento i suoi presunti effetti terapeutici non sono dimostrati, auspicando nuovi studi. Più che una bocciatura quindi, il Css auspica maggiori sperimentazioni, con dosaggi noti e uguali a seconda delle varie modalità di impiego, cosa che oggi manca, rendendo difficile ottenere risultati certi.

La ministra Grillo rassicura infatti i pazienti del fatto che le terapie non verranno interrotte:

«Voglio tranquillizzare i pazienti in trattamento e le associazioni che tutelano i soggetti in terapia del dolore, il parere non contiene prescrizioni negative, pertanto non sarà bloccato l’utilizzo terapeutico della cannabis e continuerà a essere assicurato ai sensi della normativa vigente».

«Valuterò con le direzioni tecniche e i soggetti interessati l’opportunità di recepire quanto indicato nel parere dal Css sulla necessità di avviare una sperimentazione clinica a maggior tutela dei malati».

I limiti della cannabis

Come avevamo avuto modo di spiegare in un articolo precedente, avvalendoci della consulenza del biologo Daniel Puente e del medico e divulgatore Marco Delli Zotti, sulla cannabis il dibattito verte almeno su due punti: la sua presunta pericolosità e l’uso terapeutico.  

Sulla pericolosità sono giunte smentite autorevoli, compreso un documento ufficioso dell’Oms. Certo, vale sempre il discorso del contesto in cui si usa il principio attivo (Thc o Cbd), delle dosi e dell’età in cui si assume. 

Tra bufale mediche e belle speranze

Per quanto riguarda l’uso terapeutico abbiamo esempi agli antipodi: da una parte c’è chi ritiene che la cannabis possa addirittura avere effetti curativi per l’Alzheimer, senza avvalersi di alcuno studio che lo confermi; dall’altra si puntano i riflettori sui cannabinoidi sintetici (Scb) nel trattamento di alcuni sintomi, soprattutto nell’ambito delle malattie neurodegenerative.

Per i pazienti affetti da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e Sclerosi multipla (Sm) la cannabis può avere delle funzioni lenitive di alcuni sintomi. Esistono studi che fanno riferimento a presunti rallentamenti nel decorso di queste malattie, ma con scarsi risultati.

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