Io, incatenato dopo il sequestro del negozio di cannabis light: «Così aiutate la Camorra» – Il video

Virgilio Gesmundo gestisce un negozio di erba legale da quando ha 23 anni. I carabinieri hanno messo i sigilli alla sua attività

Virgilio si è incatenato la mattina di oggi – 5 giugno – alla grata del suo negozio, a Caserta. A sera inoltrata intenzionato a passare la notte sul marciapiede davanti alla sua attività, chiusa dopo l’intervento dei Carabinieri.

Venerdì 31 maggio le forze dell’ordine hanno eseguito un decreto di sequestro d’urgenza, disposto dalla procura di Santa Maria Capua Vetere, dopo la sentenza della Cassazione sui negozi di cannabis light. Virgilio Gesmundo è arrabbiato perché per quel negozio, il Green Planet Grow Shop, aperto a 23 anni, ha usato i suoi risparmi.

Quattro anni dopo, il suo negozio è stato sequestrato perché al suo interno c’erano 16 grammi di cannabis light «già messe fuori vendita», dice, dopo la sentenza delle Sezioni unite della Corte di Cassazione. Oggi, il titolare indossa un gilet giallo «perché mi sento più un cittadino francese che italiano».

La sua rabbia è accentuata dal fatto che, anziché procedere al sequestro del prodotto di cui parla la sentenza della Cassazione, l’intero negozio è stato messo sotto sequestro: «Mi devono spiegare perché non posso vendere gli altri prodotti che non hanno nulla a che vedere con la cannabis light».

Aggiunge: «Si tratta di una sentenza politica che interpreta la chiara volontà di Matteo Salvini che si è scagliato contro queste attività senza conoscere la realtà dei territori e della cannabis light che, vedete un po’ voi, era chiamata da tutti “erba legale” – e conclude – a Napoli la Camorra sta festeggiando per questa sentenza».

Per avere conferma delle dichiarazioni di Gesmundo, abbiamo contattato il suo avvocato, Simonetti, il quale ha ribadito che nel foglio di sequestro si fa riferimento all’informazione provvisoria n.15 del 30 maggio 2019 emessa dalle sezioni unite penali della Corte Suprema di Cassazione.

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