Whirlpool, cos’è il workers buyout. Come i lavoratori potrebbero salvare l’azienda

L’ipotesi sarebbe allo studio di Palazzo Chigi ed è stata praticata con successo per altre crisi aziendali

Napoli non si arrende, né si arrendono i lavoratori della Whirlpool, che ieri sono di nuovo scesi in piazza con un corteo fino a palazzo Santa Lucia, sede della Regione Campania, per chiedere risposte cantando Bella Ciao e l’inno di Mameli. Nei prossimi giorni sarà convocato un consiglio regionale straordinario monotematico sulla vertenza.

Mentre il quadro si fa sempre più fosco, e da Roma arriva la notizia che la loro azienda non ha accettato nessuna alternativa se non «la cessione del ramo d’azienda sostanzialmente verso l’ignoto» – spiega il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli, fiumi di inchiostro vengono consumati sui possibili esiti di questa crisi annunciata e sul destino dei mille lavoratori che, compreso l’indotto, rischiano il posto. Tra queste, quella del “workers buyout”: la fabbrica salvata dai lavoratori.

Workers buyout

A rischiare il posto sono un migliaio di persone: 410 dello stabilimento che produce lavatrici a Napoli, ma anche altre 534 persone in vario modo collegate all’indotto.

A partire dallo stabilimento di Carinaro, dove lavorano nella logistica 380 persone: 60 di loro dovrebbero essere riassorbite dal progetto di reindustrializzazione FIB gruppo Seri, ma il piano non è ancora partito.

E poi ci sono i lavoratori della ScaMed, 59 persone di cui 51 nello stabilimento Sant’Angelo dei Lombardi e 8 distaccate a via Argine per il progetto Genesis: si occupano di componenti in plastica e oblò, al 100% per la Whirlpool, e la produzione è ferma da luglio.

Insieme a loro, ci sono i 60 lavoratori della Pasell (15 a Montoro e 45 a Forino), che si occupa di gomme e la cui produzione è al 60% destinata alla Whirlpool, e i 35 lavoratori della Cellblok Montoro, che si occupa di cemento e al 70% produzione Whirlpool.

Il jolly che il governo potrebbe giocare sul tavolo della crisi Whirlpool è un’ipotesi che potrebbe coinvolgere proprio quei lavoratori in bilico. Sarebbe infatti allo studio di Palazzo Chigi, se la Whirlpool confermasse la chiusura, l’ipotesi di ‘workers buyout’: ovvero la fabbrica salvata dai lavoratori. Potrebbe scongiurare la chiusura dello stabilimento di Napoli, salvare i posti di lavoro e il progetto vedrebbe in campo lo Stato attraverso Invitalia, ovvero l’agenzia nazionale per lo sviluppo dell’impresa.

Come funziona

È una strada già percorsa nel nostro paese e della quale si parlava anche per il caso della crisi della Pernigotti di Novi Ligure. Sono i lavoratori a mettersi in gioco, passando dal rischio di perdere il lavoro al rischio di impresa. Come si ricostruisce in questo articolo de La Nuvola sul Corriere della Sera la formula (di cui in Italia non si parla molto) comincia però a essere usata anche da noi. E funzionerebbe: togliendo le cessazioni d’ufficio, in cinque anni, tra il 2013 e il 2018, la percentuale di sopravvivenza delle cooperative così nate è dell’80,41%.

C’è l’esempio – una storia a lieto fine – dell’ex Interpan, società umbra produttrice di prodotti da forno, già del gruppo Novelli. Qui, a causa della crisi della proprietà, decine di dipendenti hanno rischiato di perdere il lavoro. E invece no: l’azienda ha cambiato volto, nome e struttura. Ora si chiama Ternipan, è una cooperativa, garantisce lavoro a 65 persone e a guidarla, almeno in parte, sono alcuni ex dipendenti del gruppo Novelli.

Lo Stato ha fatto la sua parte attraverso la CFI, Cooperazione Finanza Impresa, società controllata e vigilata dal Ministero dello Sviluppo Economico nel cui capitale ci sono pure, ricorda ancora il Corriere della Sera, Invitalia, i fondi mutualistici di AGCI, Confcooperative, Legacoop e 317 imprese cooperative. L’ente ha deciso di sostenere il rilancio dell’azienda umbra con 600mila euro: 200mila di investimento diretto e il resto di finanziamento a tasso agevolato a lungo termine.

La reazione dei lavoratori Whirlpool

Già, ma quanto è realistica come strada per lo stabilimento di Napoli? Serve coraggio e volontà politica. La voglia ci potrebbe essere. Ma al momento sono solo voci, dice Raffaele Romano RSU Fiom Whirlpool. «Noi ci aspettiamo una convocazione al tavolo da parte del governo per capire se tutte queste voci che girano sono vere. Ormai, dallo scorso 31 maggio, stiamo sentendo di tutto di più. Solo un tavolo ufficiale ci potrebbe dare la conferma».

Quel che è certo è che al momento, se pure si tratta di un’ipotesi sul tavolo. i lavoratori spiegano di non essere stati (almeno per il momento) coinvolti. «Anzi, aspettiamo ancora dal governo che ci convochi per capire come è andato ufficialmente l’esito della trattativa con l’azienda: il premier Conte si era impegnato in questo senso. Le dichiarazioni del governo, per ora, sono state fatte a mezzo stampa», dice Raffaele Romano.

Mezze notizie, canali ufficiosi: «Siamo arrivati a un punto tale che, a noi lavoratori ma anche alle istituzioni, serve mettere dei punti fermi e ufficiali. Ricordiamoci che i lavoratori sono da cinque mesi senza salario: opportunità che poi magari svaniscono sarebbero complicate da gestire. Se devo fare un ragionamento rispetto a quello che ci hanno proposto e questa ipotesi, sì, probabilmente se ne può parlare: oggi ragionare in impresa potrebbe essere diverso. Ma bisogna entrare nella questione e abbiamo bisogno di risposte ufficiali», conclude il sindacalista.

In copertina il corteo dei lavoratori Whirlpool, promosso dalle organizzazioni sindacali, dopo l’annunciata chiusura dello stabilimento di via Argine per il prossimo 1 novembre, Napoli, 17 ottobre 2019. ANSA/Ciro Fusco

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