Emma Marrone rompe il silenzio: «Ho pianto, ho avuto paura ma non sono arrabbiata con la vita»

Non è stato facile, sono stati mesi difficili: ha avuto paura ma alla fine è tornata in campo più forte di prima. Emma Marrone si racconta a Vanity Fair

Un silenzio assordante. Emma Marrone, in queste settimane, non si è esposta, non ha condiviso coi suoi fan una delle fasi più delicate della sua vita. Il male è tornato ma la cantante è riuscita a superarlo e adesso, in un’intervista rilasciata a VanityFair, che le dedica la copertina del prossimo numero, racconta il suo ritorno dopo la malattia, dopo il terzo intervento chirurgico in dieci anni.

Ha avuto paura e, dopo aver scoperto che il male era ritornato, «ha pianto per due giorni»: «Ho imparato che tirare fuori tutto subito è meglio di covare il dolore, ma ero nera. Sentivo che la vita mi stava togliendo una possibilità. Ai medici continuavo a dire: “Fatemi cantare al concerto”. “Vasco Rossi ha scritto un pezzo per me”, “Non posso andare a Malta e operarmi dopo?”». Ma i medici sono stati chiari: non c’era tempo da perdere, non poteva rischiare, doveva pensare alla sua salute.

Fonte: Vanity Fair

«Ammalarsi è sempre ingiusto ,ma non ho mai pensato: “Perché capita di nuovo a me?”. Non sono arrabbiata e non sto combattendo. Per accettare una cosa del genere è necessaria molta più consapevolezza di quanto non ne serva per combattere […] Ho avuto un problema di salute, ma non l’ho combattuto né respinto. L’ho fatto mio, l’ho digerito, me lo sono fatto scivolare addosso», ha raccontato la cantante che «non è arrabbiata con la vita».

Lei, che avrebbe voluto tenere per sé la notizia della malattia, e che invece si è sentita in dovere di condividere con i suoi fan che avevano già acquistato i biglietti per il concerto a Malta: «Siccome ho rispetto dei soldi degli altri, perché mi ricordo cosa significhi metterli da parte per andare a un concerto e lì c’era gente che li aveva già spesi, ho parlato. Altrimenti sarei stata in silenzio».

Emma Marrone è consapevole che il suo lavoro le ha dato «la possibilità economica di poter scegliere la maniera migliore per curarsi e i medici giusti». Scelta che altri, purtroppo, non possono permettersi: «Persone che si fanno il mazzo in fabbrica e lavorano il triplo di me meriterebbero di essere curate nello stesso modo e invece – non ci prendiamo in giro – la medicina non è uguale per tutti. Vado spesso al Bambin Gesù a trovare i bambini e mi sono passate accanto tante storiacce: genitori che non possono permettersi un b&b e per stare vicino ai figli dormono in macchina. Ecco cosa mi ha fatto davvero male nei giorni di cure, di tagli e di ospedali e di disordine emotivo: non tanto superare quello che mi è successo, ma pensare a chi è chiamato a sacrificare tutto senza avere niente».

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