Mafia capitale, la Cassazione: «Non è associazione mafiosa»

Ora servirà un nuovo processo per ricalcolare le pene di 17 imputati tra cui Salvatore Buzzi e Massimo Carminati

Per prendere la sua decisione, la corte di Cassazione ha impiegato quasi una settimana, da mercoledì scorso ad oggi, 22 ottobre. Alla fine, la decisione su Mafia capitale del collegio presieduto da Giorgio Fidelbo, è però arrivata: «Il ‘Mondo di mezzo’ non era un’associazione di stampo mafioso». Cadono così molte delle accuse contestate a Salvatore Buzzi e Massimo Carminati.

«Con questa sentenza sicuramente la vita del mio assistito è cambiata», ha detto il difensore di Salvatore Buzzi, l’avvocato Alessandro Diddi, commentando la sentenza.

I giudici del tribunale supremo si sono pronunciati, complessivamente, su 32 imputati, di cui 17 condannati dalla Corte d’Appello di Roma, lo scorso anno, a vario titolo per mafia (per associazione a delinquere di stampo mafioso, o con l’aggravante mafiosa o, ancora, per concorso esterno). Per questi 17 imputati il processo sarà da rifare per rideterminare le pene.

Secondo la procura di Roma da Massimo Carminati e Salvatore Buzzi sarebbe stata costituita una “nuova” mafia, capace di influenzare la gestione degli appalti della Capitale. Mercoledì scorso la procura generale della Cassazione aveva chiesto la sostanziale convalida della sentenza d’appello, proponendo però di aggravare le pene per l’ex presidente di Ama, Franco Panzironi.

Ad assistere alla lettura del dispositivo della sentenza anche il sindaco, Virginia Raggi, affiancata dal presidente della commissione bicamerale Antimafia, Nicola Morra.

Mafia o non mafia?

Fin dagli arresti e poi in tutti i gradi di giudizio, a cominciare dal tribunale del Riesame, la parte più dibattuta dell’inchiesta è stata l’accusa di associazione mafiosa.

Nonostante il riconoscimento dell’aggravante mafiosa per molti dei 43 originari imputati, la sentenza di secondo grado aveva ridotto le pene per Buzzi (da 19 anni a 18 anni e 4 mesi), e per Carminati (da 20 anni a 14 anni e sei mesi). La decisione sull’esistenza della nuova organizzazione mafiosa grava soprattutto sul “come” i condannati sconteranno le pene residue.

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