Mafia capitale, in Cassazione al via il processo al male di Roma

Al via il terzo grado di giudizio per “Mafia Capitale”, a margine dell’inchiesta che ha svelato il sistema di potere illecito del ‘Mondo di mezzo’, simbolo del malaffare romano

Il processo Mafia capitale è al gran finale, quello che in ogni caso determinerà la sorte dell’inchiesta che più ha influenzato il destino politico della città di Roma negli ultimi dieci anni e che più ha caratterizzato la gestione investigativa dell’ex procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone.

Da oggi, infatti, il processo viene discusso davanti alla Corte di Cassazione, con una udienza che durerà tre giorni – fino a venerdì.

Il punto, ancora una volta, come è stato dall’inizio dell’inchiesta e dalla prima retata, nel dicembre 2014, è se esista un’organizzazione mafiosa chiamata Mafia capitale e se Buzzi e Carminati, col suo passato legato ai Nar e alla criminalità fascistoide romana, ne siano stati i capi.

La procura ha sempre sostenuto che Salvatore Buzzi e Massimo Carminati erano a capo di una associazione mafiosa che da un lato recuperava crediti con metodi intimidatori e dall’altro corrompeva i funzionari pubblici e truccava le gare di appalto sottoponendo, però, gli amministratori pubblici a quella che la procura chiamava una “riserva di violenza”.

L’apice avrebbe coinciso con la gestione del sindaco Gianni Alemanno, dice la procura di Roma (con una ricostruzione accolta dalla sentenza di Appello). Se Salvatore Buzzi aveva rapporti e un sistema di corruzione consolidato e mille legami con la precedente gestione di centro sinistra e del Pd, Massimo Carminati avrebbe aggiunto relazioni con la destra e capacità di intimidirne alcuni esponenti.

Questa ricostruzione ha già subito una prima botta d’arresto con la sentenza di primo grado: il tribunale disse che le associazioni erano due, una dedita alla corruzione e l’altra all’estorsione e che entrambe non erano mafiose.

Poi, la sentenza di appello ha invece ripreso praticamente per intero la ricostruzione della procura, decidendo che l’organizzazione era una ed era appunto mafiosa.

Al collegio presieduto da Giorgio Fidelbo spetta ora decidere la sorte di 43 imputati (dalla presenza o no dell’aggravante mafiosa dipende non solo la pena, ma pure come gli eventuali condannati passeranno il proprio futuro in carcere). E con loro dovrà decidere cosa sia successo nella Capitale. Se un male di Roma c’è, Mafia capitale ne ha fatto certamente parte.

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