Memorandum con la Libia, appello al governo: «Annullatelo: l’Italia rischia condanne per violazione dei diritti umani» – Il video

Se il governo italiano non interverrà per annullarli, il 2 novembre verranno automaticamente rinnovati gli accordi con la Libia

Il momento è arrivato: il prossimo 2 novembre, se il governo italiano non interverrà per annullarlo, verrà automaticamente rinnovato il Memorandum con la Libia. Una data delicata e al centro del dibattito, soprattutto perché per la società civile si tratta di «accordi, lautamente finanziati, che prevedono anche l’intervento della guardia costiera libica per fermare e riportare sulla terraferma i migranti imbarcati che tentano di raggiungere le nostre coste».

Una data che arriva dopo le accuse mosse da Sea Eye, che ha diffuso delle immagini di imbarcazioni con bandiera libica e armi intervenute durante le operazioni di salvataggio di un gommone in difficoltà da parte della nave umanitaria Alan Kurdi in acque internazionali davanti alla Libia. E dopo la notizia di un decreto del governo di Tripoli per limitare i soccorsi in mare. Sullo sfondo, la violazione dei diritti umani denunciata da più parti nei lager libici dove i migranti intercettati in mare vengono riportati.

La lettera al governo italiano

In una conferenza stampa oggi a Roma, il Tavolo Asilo – formato dalle maggiori organizzazioni che si occupano dei diritti dei migranti – ha presentato il testo della lettera aperta che invierà al governo italiano chiedendo di non rinnovare il Memorandum.

«L’orrore dei lager in cui vengono rinchiusi i migranti intercettati è stato ormai ampiamente documentato: torture, violenze, stupri e altre vessazioni finalizzate a calpestarne i diritti e la dignità di esseri umani», spiegano dal Tavolo Asilo.

«Tutto ciò, unito alla guerra alle Ong che fanno salvataggi in mare, ha comportato un aumento esponenziale di morti nel mediterraneo centrale, che ormai è diventata la rotta più pericolosa per i migranti in fuga».

Nella lettera al governo – qui il testo completo – il Tavolo Asilo dice che l’Italia «continua a sostenere con ingenti finanziamenti e dispiego di risorse la Guardia Costiera libica e i centri di detenzione in Libia, ma la diffusa corruzione, la connivenza e l’infiltrazione a vari livelli istituzionali di individui sottoposti a sanzioni dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, per i crimini contro l’umanità, portano ad escludere che vi siano le condizioni per rinnovare gli accordi con il governo di Tripoli, ostaggio e complice di milizie, trafficanti di esseri umani e mafie locali».

Il sostegno alla Guardia costiera libica «fa sì che il governo italiano per lo più non intervenga nei soccorsi in mare dei migranti, in violazione di precisi obblighi giuridici».

Non solo: «con la modifica unilaterale presentata dal governo di Al Sarraj lo scorso 9 ottobre, vengono apportate sostanziali modifiche al memorandum che rendono la situazione ancora più preoccupante, quali il coordinamento esclusivo delle operazioni di soccorso da parte delle autorità libiche nell’amplissima area di acque internazionali dichiarata unilateralmente dalla Libia come zona SAR di propria competenza, nonché uno stringente controllo sulle imbarcazioni delle organizzazioni umanitarie che intendono effettuare salvataggi in mare».

Numerosi e documentati sono, prosegue la lettera, i casi in cui la guardia costiera libica non ha «risposto alle richieste di soccorso», ha «abbandonato in mare persone ancora in vita» o è «intervenuta esercitando violenze sui naufraghi o addirittura causando incidenti mortali». Come quanto, il 6 novembre 2017, più di 50 persone sono «annegate in quella che avrebbe dovuto essere un’operazione di soccorso». E come il 20 settembre di quest’anno, quando «un ufficiale della Guardia costiera libica ha sparato e ucciso un cittadino sudanese che si opponeva al rientro in Libia».

«Cresce il tasso di mortalità»

A crescere, si legge ancora nella lettera, è il tasso di mortalità nel Mediterraneo centrale: secondo le stime di UNHCR, dall’inizio del 2019 ad oggi è morta nel tentativo di raggiungere l’Europa dalla Libia una persona ogni 11 persone sbarcate, mentre nello stesso periodo del 2017 tale tasso era pari a una persona morta ogni 40.

Al 30 settembre 2019, il 58% delle persone che erano partite dalla Libia «è stato riportato forzatamente nell’inferno libico. I migranti intercettati in mare dalla Guardia costiera libica vengono rinchiusi nei centri di detenzione, in condizioni disumane, denutriti, senza cure mediche né spazio sufficiente. È ampiamente documentato come questi non siano luoghi di mera detenzione, ma vi si attuino veri e propri sequestri a scopo di estorsione».

Che la Libia non sia un Paese sicuro, ricorda la lettera del Tavolo Asilo, è stato dichiarato dalle Nazioni Unite, il Consiglio d’Europa, dalla Commissione europea «nonché la stessa magistratura italiana».

E poi l’avvertimento: «Le consegne dei migranti soccorsi in mare alle autorità libiche e la delega alla Guardia costiera libica degli interventi di soccorso in mare configurano dei respingimenti di fatto, analoghi a quelli per i quali l’Italia è già stata condannata dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nel 2012».

L’Italia e l’intera Unione Europea, dice il Tavolo Asilo, «debbono essere consapevoli che stanno attuando dei respingimenti collettivi di persone che fuggono dalla guerra e dalle persecuzioni e che altresì stanno finanziando il sistema dei campi di concentramento in Libia».

Il memorandum

Il memorandum con la Libia, dicono le associazioni che aderiscono al Tavolo Asilo, è «stato stipulato in violazione dell’art. 80 della Costituzione, in quanto il Governo non è stato autorizzato dalle Camere alla ratifica di tale trattato internazionale avente natura politica».

Ecco il perché della richiesta: «che il Governo e il Parlamento italiano annullino immediatamente il memorandum del 2017 e i precedenti accordi con il Governo libico e che, fatti salvi gli interventi di natura umanitaria, non vengano rifinanziati quelli di supporto alle autorità libiche nella gestione e controllo dei flussi migratori». E che i centri di detenzione per migranti in Libia vengano «immediatamente evacuati».

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