Ong al Viminale, due anni (e due governi) dopo: «Rilancio del soccorso in mare». Lamorgese: «Un primo passo»

Nel frattempo la nave Ocean Viking di Sos Med e Msf è «bloccata in mare da giorni con 104 persone a bordo»

Dopo due anni, le ong che si occupano di soccorso in mare varcano di nuovo la soglia del Viminale. Lo avevano già fatto nel 2017 quando il ministro dell’Interno era Marco Minniti: quegli incontri con le organizzazioni umanitarie impegnate nel Mediterraneo centrale avevano portato alla nascita di un assai contestato “codice di condotta” per le navi ong. Non tutte avevano aderito: contraria per esempio, all’epoca, Medici senza frontiere.

Dopo Minniti, si sa, venne Matteo Salvini con la sua politica dei (tentati) porti “chiusi”. Ora la nuova inquilina del Viminale, Luciana Lamorgese, vuole trovare un punto di incontro. Lo aveva annunciato e lo ha fatto: ha invitato le ong a un confronto impensabile fino a pochi mesi fa. «Un primo passo per l’avvio di una interlocuzione diretta tra le parti», fa sapere il ministero dell’Interno. In futuro sono previsti altri incontri.

I protagonisti

All’incontro hanno preso parte, insieme ai vertici dell’Interno, anche i rappresentanti del ministero degli Esteri e del Ccmando generale del corpo delle capitanerie di porto. Con loro, Medici Senza frontiere, Mediterranea, Open Arms, Pilotes Volontaires, Sea Eye, Sea Watch e Sos Mediterranèe.

L’intenzione dichiarata della ministra Lamorgese è quella di coniugare umanità e legalità con la necessità che le operazioni di salvataggio avvengano nel rispetto delle regole: da qui il coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali invitati al tavolo.

E da qui anche l’intenzione di lavorare, di nuovo, proprio a partire da quel “codice di condotta” sottoscritto due anni fa solo da una parte delle ong. Un’operazione rimasta a metà.

L’ex prefetta di Milano ha d’altro canto già dato segnali di apprezzamento nei confronti della “eredità” dell’era Minniti, spendendo parole positive sugli accordi con la Libia e sull’operato della guardia costiera libica: punti ancor più criticati dalle organizzazioni umanitarie e anche da alcuni organi sovranazionali.

«Dopo anni di esperienza e azione umanitaria nel Mediterraneo, stiamo ancora piangendo morti e raccogliendo cadaveri nel nostro mare», spiegano in una nota congiunta i rappresentanti delle ong dopo l’incontro al Viminale.

L’auspicio è che possa essere «l’inizio di un’interlocuzione continuativa, concreta e trasparente, basata sulla realtà dei fatti e sull’urgenza di risposte efficaci, a partire dal rilancio delle attività di soccorso da parte degli Stati e da nuove politiche condivise a livello europeo, che comprendano vie di accesso legali e sicure per fermare le morti, proteggere le vite e contrastare il traffico di esseri umani». Perché, è il monito, «è ora di superare una volta per tutte la triste pagina che ha trasformato il Mediterraneo in fossa comune, tornando a rispettare i diritti umani e il diritto internazionale».

Le richieste delle ong

Non tutto quello che le ong hanno messo sul tavolo del confronto è “digeribile” per il Viminale. Ma la strada del dialogo è certamente il segno di un cambio di passo rispetto a quanto accaduto nei 14 mesi di governo Lega-M5s.

I rappresentanti di Medici Senza Frontiere, Mediterranea, Open Arms, Pilotes Volontaires, Sea Eye, Sea Watch e Sos Mediterranèe «hanno ribadito i punti fondamentali per ripristinare un sistema di soccorso efficace, in grado di garantire il rispetto della vita e dei diritti umani, contenendo morti e sofferenze».

Per le ong è «fondamentale» rimettere al centro «l’obbligo del soccorso di cui gli stati hanno la principale responsabilità, nel rispetto dei trattati internazionali, evitando pericolosi ritardi, omissioni di intervento e mancanza di comunicazione sulle imbarcazioni in difficoltà».

E poi c’è la questione Libia, altro punto dolente di un quadro geopolitico e diplomatico quanto mai complesso. Perché le ong chiedono di «porre fine alle intercettazioni da parte della guardia costiera libica, che riporta le persone in Libia in violazione del diritto internazionale».

Gli accordi bilaterali con la Libia? «Li teniamo», ha detto la ministra Lamorgese a Malta un mese fa. «Stiamo lavorando bene con loro. La Guardia costiera libica sta facendo un ottimo lavoro». Difficile, allo stato attuale, capire quale possa essere un eventuale punto di incontro tra le parti su questo versante.

Le organizzazioni umanitarie chiedono anche di «definire con il coinvolgimento europeo un sistema preordinato di sbarco in un vicino porto sicuro, evitando ai naufraghi giorni di attese in condizioni fisiche e psicologiche di grande vulnerabilità». Accade infatti, ancora una volta, in queste ore alla nave Ocean Viking di Sos Med e Msf, «bloccata in mare da cinque giorni con 104 persone a bordo».

Il voltare pagina rispetto a quello che le ong definiscono «clima di criminalizzazione dei soccorsi in mare» passa anche dai decreti sicurezza, in particolare il bis, con le multe alle ong e i sequestri delle navi. La richiesta è quella di «procedere con il rilascio immediato delle navi umanitarie illegittimamente poste sotto sequestro amministrativo, affinché tornino al più presto a salvare vite».

Gli attacchi

Critiche (prevedibili) arrivano dal centrodestra. «Penso che sia abbastanza scandaloso che la ministra che dovrebbe, più di tutti, far rispettare le leggi italiane, sia lì a fare accordi, come se nulla fosse, con gente che viola le leggi italiani sistematicamente e consapevolmente», tuona Giorgia Meloni. «Penso che ci sia un problema serio se abbiamo un ministro degli Interni che fa una cosa del genere», dice la leader di Fratelli d’Italia.

Le fa compagnia l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini: «Non ho parole. Io sto sempre dalla parte delle forze dell’ordine che difendono i confini, mi spiace che qualcuno invece tifi per gli altri», dice il leghista.

In copertina Twitter/Sos Mediterranèe

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