Fiber 4.0, Conte e l’ombra del conflitto di interessi: «Ho letto tante falsità. C’era Salvini a presiedere quel Cdm»

Dopo la lettera al Financial Times in cui ha respinto le accuse di conflitto di interessi, il presidente del Consiglio si difende a Montecitorio

Poco prima di diventare presidente del Consiglio, Giuseppe Conte ha firmato una consulenza legale per una società (Fiber 4.0, coinvolta nel controllo di Reselit, una compagnia di telecomunicazioni italiana) finita poi al centro di un’inchiesta per corruzione. Il centrodestra, dopo l’inchiesta del Financial Times, ha chiesto al presidente del Consiglio di riferire in aula sul conflitto di interessi che lo riguarderebbe.

«Questo è stato l’unico incarico professionale che ho svolto per Fiber 4.0, ma non ho mai incontrato gli amministratori e gli azionisti della società» ha detto il premier in aula oggi 5 novembre.

Si deve tornare a maggio 2018. Secondo quanto rivelato oggi da Libero e La Verità il giorno (il 13 maggio) prima di firmare la consulenza per Fiber, l’avvocato Conte incontrava in un hotel milanese Luigi Di Maio e Matteo Salvini: impossibile, secondo i due quotidiani, non immaginasse di poter diventare Presidente del Consiglio.

«Questo incontro è stato interlocutorio ed è avvenuto a distanza di giorni dall’accettazione dell’incarico e quando l’attività di studio della questione giuridica e di elaborazione del parere era ormai terminata» ha spiegato in aula Conte.

L’attacco a Salvini

Poi l’attacco a Matteo Salvini: quando il governo doveva decidere sull’esercizio della golden power nell’operazione Retelit «c’era Salvini a presiedere quel consiglio dei Ministri».

Il fondo Fiber 4.0 è di proprietà al 40% del finanziere Raffale Mincione. Il principale investitore di Fiber 4.0 era il Fondo Athena Global Opportunities, finanziato interamente dalla segreteria di Stato vaticana.

Secondo il Financial Times, nella memoria datata 14 maggio 2018 Conte scrisse che il voto degli azionisti poteva essere annullato se Retelit fosse stata collocata sotto le regole del golden power, che permettono al governo italiano di bloccare il controllo straniero di compagnie considerati strategiche a a livello nazionale. 

Tutto quello che ha detto Conte

Il premier, nell’informativa urgente «in relazione a un asserito conflitto di interessi connesso ad un incarico professionale assunto dal medesimo precedentemente all’incarico di governo» all’aula della Camera, fa riferimento ad «alcuni articoli hanno proposto ricostruzioni molto lontane dalla verità dei fatti, suscettibili di accreditare confusioni e ricostruzioni completamente distorte».

Conte chiarisce che «nei primi giorni del maggio 2018» quando ancora svolgeva la professione di avvocato e non ero stato ancora designato Presidente del Consiglio (e ricorda, in proposito, che il primo incarico mi fu conferito in data 23 maggio), ha «ricevuto dalla società Fiber 4.0 l’incarico di redigere un parere giuridico pro-veritate circa l’applicabilità della disciplina della c.d. Golden Power e dei conseguenti obblighi di notifica (articolo 2 del decreto-legge n. 21 del 15 marzo 2012) con riferimento alle operazioni compiute nei confronti della società Retelit».

Il presidenye sottolinea inoltre che quello è stato l’unico contatto professionale avuto con la società Fiber 4.0, «non avendo mai svolto per essa altra attività di assistenza o difesa, giudiziale o stragiudiziale». Per redigere il parere e rispondere al quesito giuridico che gli era stato sottoposto, il premier dichiara di aver «esaminato i documenti» che gli erano stati inviati, «senza mai incontrare gli amministratori o gli azionisti della Società».

Conte afferma dunque di «non essere a conoscenza – né ero tenuto a conoscere – che tra gli investitori vi fosse il sig. Raffaele Mincione o che parte degli investimenti risalissero, come è stato ipotizzato da alcuni organi di stampa, alle finanze vaticane. Ho accettato l’incarico di redigere il parere per la società Fiber 4.0 – ribadisce il premier – quando non ancora ero stato designato Presidente del Consiglio, in un momento in cui io stesso non potevo immaginare che di lì a poco sarebbe nato un esecutivo da me presieduto, che poi sarebbe stato chiamato a decidere sull’esercizio o meno della c.d. Golden Power con riguardo all’operazione Retelit».

Conte fa poi riferimento a un incontro avvenuto a Milano, nella serata del 13 maggio – incontro riportato da alcuni organi di stampa – con i leader dei due partiti che poi avrebbero sostenuto il nuovo esecutivo. «Preciso che questo primo incontro – spiega Conte – evidentemente interlocutorio rispetto al conferimento dell’incarico di governo (avvenuto, lo ricordo, il 23 maggio, a seguito della designazione da parte dei gruppi parlamentari avvenuta solo il 21 maggio), questo primo incontro, dicevo, è comunque intervenuto a distanza di giorni dall’accettazione dell’incarico e quando l’attività di studio della questione giuridica e di elaborazione del parere era ormai terminata».

A conferma di ciò il presidente del Consiglio precisa che il parere è stato consegnato il giorno dopo, il 14 maggio. «Per maggiore chiarezza e per diradare ogni residuo dubbio, – continua – preciso che il parere stesso non ha avuto a oggetto la decisione circa l’opportunità di esercitare o meno la Golden Power, competenza questa del Governo, ma ha riguardato esclusivamente l’applicabilità o meno della relativa disciplina e, quindi, la necessità di notificare o meno l’operazione al Governo, competenza questa della Società».

Conte poi chiarisce che «al fine di evitare ogni possibile forma di conflitto di interessi, anche solo indiretto, una volta investito della carica di Presidente del Consiglio mi sono astenuto da qualsivoglia attività o da qualsivoglia forma di coinvolgimento, formale e sostanziale, riguardanti la decisione circa l’esercizio della Golden Power nell’operazione Retelit».

Il presidente del Consiglio riferisce che «mosso da questo scrupolo», scrisse «al Segretario generale pro tempore una lettera, protocollata in data 6 giugno 2018, con la quale lo informavo della mia determinazione ad astenermi da qualsiasi atto e, comunque, dalla partecipazione in qualsiasi forma a questo procedimento. Conseguentemente, non presi parte alla seduta del Consiglio dei Ministri del 7 giugno 2018, nel corso della quale fu esaminata la questione».

Conte, come detto, ci tiene a sottolineare che quel consiglio dei ministri fu presieduta dall’allora vicepremier Matteo Salvini. In un secondo momento la questione è tornata all’attenzione della Presidenza del Consiglio per il procedimento sanzionatorio nei confronti della società Retelit, per la tardività della notifica dell’operazione.

«Anche per quest’ultima questione – ribadisce Conte – con lettera indirizzata al Segretario generale pro tempore e protocollata in data 8 agosto 2018, dichiarai di volermi astenere da qualsiasi forma di trattazione, diretta e indiretta, formale e sostanziale, delegando per tutte le relative attività e per l’intero procedimento il VicePresidente del Consiglio e Ministro dell’Interno, Matteo Salvini».

Conclude quindi Conte: «Non ho mai preso parte alle decisioni che hanno riguardato il procedimento di esercizio della Golden Power relativo alla operazione Retelit, anche se, come già precisato, il mio parere non ha riguardato questo profilo della decisione, ma esclusivamente il profilo preliminare riguardante l’esistenza o meno dell’obbligo di notificare l’operazione al Governo. La piena correttezza del mio operato è stata certificata anche dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, istituzionalmente deputata, nel nostro ordinamento, a vigilare sulle ipotesi di conflitto di interesse dei membri del Governo».

«L’Autorità, infatti – ribadisce il premier – sollecitata da altri a valutare l’esistenza di un potenziale conflitto di interessi a mio carico, ha chiesto chiarimenti e acquisito documenti sia con riguardo a eventuali rapporti tra il Presidente del Consiglio e il sig. Mincione (mai intercorsi), sia con riguardo all’eventuale mia partecipazione alla seduta del Consiglio dei Ministri in cui venne trattata la questione Retelit (partecipazione mai avvenuta, come pure sopra chiarito, a seguito di formale astensione)».

L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, con una lettera del 24 gennaio 2019, ha comunicato che, nel corso dell’adunanza del 23 gennaio 2019, «ha ritenuto di non dover avviare alcun procedimento ai sensi della legge 20 luglio 2004, n. 215, non ritenendo sussistenti i presupposti per l’applicazione della legge» in materia di conflitto di interessi.

In fine il premier “consegna” all’Aula «una riflessione finale». Secondo Conte la disciplina sul conflitto di interessi di cui alla legge n. 215 del 2004 «non ha lo scopo di impedire, a chi ha avuto incarichi professionali o rivestito cariche pubbliche, di poter assumere successivamente incarichi di governo che, potenzialmente, lo possono indurre a intervenire su tematiche già trattate, direttamente o indirettamente, nell’ambito degli incarichi svolti in precedenza. Piuttosto, la normativa introduce alcuni presidi per eliminare situazioni di incompatibilità ed evitare che atti o deliberazioni collegiali possano essere adottati in situazioni di conflitto di interessi».

Nel caso specifico per il premier «non ricorre certo una situazione di incompatibilità e quanto al potenziale conflitto di interessi, ove mai ravvisato, il rimedio affinché la cura degli interessi pubblici non sia distorta da un possibile interesse personale è l’astensione. È a queste norme che mi sono attenuto in maniera scrupolosa ed estremamente cautelativa, astenendomi dal partecipare a tutti i procedimenti e alle deliberazioni riguardanti la società in questione, sia il 7 giugno (non partecipando al Consiglio dei ministri), sia successivamente, nel corso del procedimento sanzionatorio. Ed è ciò che continuerò a fare nella eventualità che procedimenti riguardanti Retelit o i suoi azionisti possano richiedere la mia partecipazione».