Cile, non si fermano le proteste: un nuovo «tsunami» invade la capitale

Per la stampa locale è la seconda più grande manifestazione da quando sono scoppiate le proteste settimane fa

Migliaia di persone sono scese di nuovo in piazza a Santiago del Cile e in varie altre città del Paese. Ormai la protesta sociale antigovernativa dura da tre settimane. Come nella manifestazione del 25 ottobre, quando la polizia indicò la cifra di 1,2 milioni di manifestanti, nella giornata di ieri, 8 novembre, 75mila persone sono scese in strada nella sola Santiago. Per la stampa locale è la seconda più grande manifestazione da quando sono scoppiate le proteste settimane fa.

Ma i media cileni sottolineano che non è solo la capitale a protestare. Decine di migliaia di persone hanno sfilato nel pomeriggio di venerdì nel centro di Vina del Mar e Valparaíso, sede del Parlamento. Simili manifestazioni erano in corso anche a Coquimbo, La Serena e Concepción, dove sono stati segnalati alcuni incidenti.

L’università locale è stata data alle fiamme e una chiesa è stata saccheggiata, con un’iconografia religiosa bruciata per strada. Sulle agitazioni è intervenuto anche l’arcivescovo di Santiago, Celestino Aos: «È indubbio che la Costituzione debba essere cambiata» per affrontare la crisi.

«Se non vengono apportate modifiche profonde, ripeteremo la stessa storia e la protesta sarà altrettanto forte o maggiore», ha avvertito l’arcivescovo in un’intervista con il mensile Encuentro della diocesi di Santiago. Aos ha sottolineato la necessità di cambiamenti strutturali e anche delle persone, e ha affermato che «non vi è dubbio che dobbiamo cambiare la Costituzione e alcune strutture, ma è anche chiaro che dobbiamo cambiare la persona che è disposta a bruciare un bene pubblico o insultare un altro».

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