Elezioni in Spagna, la sfida al voto tra Socialisti e Popolari: l’incognita su Vox e le tensioni catalane

Quattro elezioni in quattro anni: la Spagna fa i conti con un’annosa ingovernabilità. Ma anche questa volta formare una maggioranza sembra complicato

Per la seconda volta in sei mesi, la Spagna torna al voto per eleggere il presidente del Governo. Pedro Sánchez, vincitore della scorsa tornata con il 28% dei voti, ha dovuto scontrarsi con l’ingovernabilità data dalla mancanza di una maggioranza nel Congresso dei Deputati. Infatti nonostante il mandato ricevuto dal Re Felipe VI di formare un governo, Sánchez e il Psoe non hanno ottenuto la fiducia della camera bassa del parlamento spagnolo. Così, il 10 novembre, gli spagnoli torneranno al voto per la quarta volta in quattro anni.

Il panorama politico si fa sempre più frammentato: mentre i socialisti del Psoe e i popolari del Pp si proclamano come partiti-guida per portare la Spagna fuori dallo stallo governativo, i cittadini sembrano premiare il partito di destra Vox e la formazione di sinistra Up, Unidas podemos. Stando ai sondaggi, dovrebbe ottenere un risultato determinante per la composizione di una maggioranza anche i liberali di Ciudadanos. E in un sistema politico che ha ormai perso la semplicità governativa del bipolarismo, c’è il rischio che anche le elezioni del 10 novembre portino il Paese a una rinnovata ingovernabilità.

I sondaggi

Le rilevazioni fatte da Europe Elects tra il 3 e il 5 novembre, mostrano uno scenario scoraggiante per i due partiti storici spagnoli. Il Psoe resterebbe prima forza del Paese, ma perderebbe un punto percentuale rispetto alle passate elezioni, fermandosi al 27%. Secondo partito il Pp, al 19%: consenso più che dimezzato rispetto alle elezioni del 2011, quando Mariano Rajoy portava i popolari alla conquista del parlamento spagnolo con il 44,62% dei consensi. Il partito di destra o estrema destra (a seconda delle sensibilità), di Vox, reduce da un 6,20% alle elezioni europee del 26 maggio 2019, si preannuncia terza forza politica in Spagna, con un consenso che si aggira intorno al 16% dell’elettorato. A sinistra invece, Unidas podemos e Ciudadanos si fermano rispettivamente al 13 e all’8%, entrambi in calo.

Possibili coalizioni

In Spagna, le trattative per formare una coalizione che abbia i numeri per governare partiranno dopo lo spoglio. L’apprezzamento nei confronti di Sánchez è in flessione: l’uomo forte del Psoe è attaccato perché, secondo alcuni, avrebbe influenzato la decisione del Tribunale supremo spagnolo che ha emesso le dure condanne ai leader separatisti catalani.

Considerando che nella passata legislatura il governo stava in piedi grazie all’appoggio dei partiti autonomisti, la questione catalana potrebbe azzoppare la formazione di una nuova maggioranza a guida Psoe. Le possibili coalizioni, se i risultati dovessero polarizzarsi rispetto ai sondaggi sopraccitati, potrebbero essere:

  • Psoe + Up (supportati dai partiti più piccoli autonomisti e di sinistra);
  • Psoe + Up + Ciudadanos (dovrebbe avere più margine, ma la contrattazione con i liberali appare ostica);
  • Pp + Vox + Ciudadanos (sarebbe l’unica formazione in area centrodestra).

Clima di incertezza

Servono 176 seggi per governare con la maggioranza assoluta. E i sondaggi spagnoli degli ultimi giorni, che per legge non possono essere pubblicati, mostrano una situazione ancora più complessa dello scorso aprile. Fonti interne al Psoe esprimono un certo ottimismo: sono convinti che l’elettorato indeciso propenderà, nell’urna, a dare il suo appoggio al centrosinistra per fermare l’avanzata di Vox. In più la formazione di Santiago Abascal ha praticamente dominato l’ultima fase della campagna elettorale, forte della crisi catalana che, nel resto della Spagna, fa pendere i cittadini verso partiti nazionalisti e da sempre refrattari a ogni forma di indipendentismo. Sono molte le possibilità che Vox passi da quinto a terzo partito spagnolo.

L’accusa di Pp e Ciudadanos

Secondo i popolari e i liberali spagnoli, la strategia del Psoe sarebbe opposta a quella dichiarata pubblicamente. I partiti di centrodestra sostengono che i socialisti avrebbero lasciato campo libero a Vox proprio perché un’ascesa del gruppo di estrema destra avrebbe potuto rosicchiare consenso all’area più moderata del centrodestra spagnolo. Ma questa ricostruzione cozza con tutte le dichiarazioni pubbliche di Sánchez che ha ribadito oggi come sei mesi fa che «il Psoe combatte per fermare l’avanza dell’estrema destra». La campagna elettorale che ha portato al 10 novembre, ad ogni modo, non ha dato segnali di scioglimento dello stallo politico: solo Ciudadanos ha dichiarato di essere pronto a collaborare con tutti «purché si dia un governo stabile alla Spagna».

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