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Iran, scoperto nuovo maxi giacimento di petrolio. Teheran alza la voce: «Non ci spaventano le sanzioni Usa»

L’annuncio della scoperta arriva a poche ore dall’arricchimento dell’uranio al 5%

Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha annunciato la scoperta di un nuovo maxi giacimento di petrolio, nel Sud del Paese, le cui riserve provate sono stimate in oltre 50 miliardi di barili.

Rouhani ha fatto il suo annuncio in un discorso pubblico, durante la sua visita nella città di Yazd. «Voglio dire alla Casa Bianca che, nei giorni in cui sanziona le vendite di petrolio iraniano, i lavoratori di questo Paese e i suoi ingegneri sono stati in grado di scoprire 53 miliardi di barili di greggio».

Il campo scoperto si trova in Khuzestan, una provincia ricca di giacimenti. Secondo le stime interne, circa 53 miliardi di barili si aggiungeranno alle riserve di greggio dell’Iran. Come specificato dal presidente iraniano, si parla di circa 150 miliardi di barili: il nuovo campo petrolifero potrebbe diventare il secondo più grande dell’Iran dopo quello di Ahvaz che contiene 65 miliardi di barili.

Gli ultimi sviluppi delle tensioni Iran-Usa

È di ieri, 9 novembre, la notizia dell’arricchimento dell’uranio al 5%. Il limite imposto dalla comunità internazionale nel 2015 era di 3.67%, e il Paese aveva annunciato l’intenzione di superare la soglia già a luglio di quest’anno. Il motivo era il disimpegno degli Stati Uniti nell’accordo e la volontà di Donald Trump di reintrodurre le sanzioni contro l’Iran.

Theran aveva dato diversi ultimatum all’Europa, alla Cina e alla Russia per intervenire sul ripristino degli accordi, ma la soluzione è ancora lontana. Il 7 novembre Rouhani ha così avviato la quarta fase del ritiro dal Protocollo addizionale dell’accordo sul nucleare, azione considerata «grave» dal presidente francese Emmanuel Macron.

La questione rimane critica anche con l’Arabia Saudita, dopo che a giugno di quest’anno gli Stati Uniti avevano accusato il regime di Tehran di aver attaccato delle petroliere nel Golfo dell’Oman. Gli Usa avevano alzato il tiro, inviando truppe per potenziare la difesa aerea e missilistica dell’Arabia Saudita.

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