Il Parlamento Ue ha dichiarato l’emergenza climatica: l’obiettivo è ridurre le emissioni del 55% in 10 anni

La decisione del Parlamento arriva a un giorno di distanza dalla risoluzione europea sulla lotta contro il disastro climatico

Il Parlamento europeo ha dichiarato l’emergenza climatica e ambientale in Europa e nel mondo, dando il via libera ad una risoluzione non legislativa.

L’Eurocamera rilancia così la sfida alla futura Commissione europea a guida Ursula von der Leyen che da parte sua ha annunciato che entro i primi 100 giorni metterà sul tavolo una nuova agenda verde.

Il testo è passato con 429 voti a favore, 225 contrari e 19 astensioni. La risoluzione è stata approvata in vista della conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici in programma a Madrid la prossima settimana (Cop25).

La proposta del Parlamento

Secondo l’indicazione di ieri, 28 novembre, il Parlamento punta a impegnarsi per una riduzione a zero delle emissioni di gas a effetto serra entro il 2050 e del 55% entro il 2030. In particolare, si è chiesto alla Commissione di garantire che tutte le proposte legislative e di bilancio pertinenti siano pienamente in linea con l’obiettivo di limitare il riscaldamento globale al di sotto di 1,5 °C. 

I testi approvati a maggioranza a Strasburgo affrontano anche la questione delle emissioni nel settore del trasporto aereo e marittimo: le ambizioni attuali non sono considerate all’altezza delle riduzioni necessarie. Tutti i Paesi dovrebbero includere tali emissioni nei loro piani nazionali e si deve proporre l’inclusione del settore marittimo nel sistema Ue di scambio delle quote di emissione (ETS).

Quanto ai fondi da destinare al Fondo internazionale per il clima, i Paesi dovrebbero, secondo il Parlamento, raddoppiarli: gli impegni dei Paesi sviluppati non raggiungono l’obiettivo collettivo di 100 miliardi di dollari all’anno, a partire dal 2020.

La Commissione europea aveva già proposto l’obiettivo delle emissioni nette-zero entro il 2050, ma il Consiglio europeo non l’ha ancora approvato poiché Polonia, Ungheria e Repubblica ceca sono contrarie.

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