L’appello di Lapo Elkann: «L’Italia soffre, ha bisogno di azioni concrete e incisive»

«Chi ha ruoli di responsabilità deve farci tornare ad essere orgogliosi di essere italiani come lo erano i nostri nonni quando hanno ricostruito questo Paese dopo le macerie della guerra», dice l’imprenditore

«Con la mia solita indipendenza vorrei dire che l’Italia ha bisogno da tempo di azioni incisive e concrete per gli ultimi. C’è una parte del Paese che soffre e che si sente emarginata e non più parte di una comunità». 

A dirlo è il rampollo di casa Agnelli Lapo Elkann, secondogenito di Margherita Agnelli e dello scrittore Alain Elkann, da poco sbarcato su Twitter, «per parlare della Fondazione LAPS, dei progetti creativi delle mie aziende e di quelli personali che sviluppo insieme ai miei Team».

Elkann Jr. ha pubblicato alcuni cinguettii riflettendo sull’Italia e i problemi che affliggono il Paese, ribadendo come: «La sanità, il terzo settore, l’istruzione, la sicurezza, i trasporti pubblici e le infrastrutture sono i pilastri del nostro Paese».

Elkann ha precisato di parlare come «imprenditore e filantropo» e ha lanciato un implicito appello alle forze politiche: «Chi ha ruoli di responsabilità deve farci tornare ad essere orgogliosi di essere italiani come lo erano i nostri nonni quando hanno ricostruito questo Paese dopo le macerie della guerra». 

«Tutti insieme – prosegue – dobbiamo essere attori di un nuovo umanesimo e rinascimento. I Valori, La storia, la bellezza, la creatività e tutto ciò che ha contribuito a rendere il nostro paese apprezzato nel mondo va Amato, Protetto e Coccolato. Se non lo facciamo rischiamo di perdere l’essenza del nostro Bel Paese». 

Un rinnovato appello a costruire e a evitare i comportamenti distruttivi, che Lapo Elkann aveva contestato al leader della Lega Matteo Salvini: «Non mi piace l’atteggiamento di Salvini. Non sono salviniano e non amo il suo comportamento perché temo sia distruttivo e non costruttivo. Penso che tutto si possa fare e si possa dire e ognuno può aver le proprie opinioni. Ma la realtà dei fatti è che quello serve non è un no o un sì, ma un processo di costruzione».

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