Boris Johnson sul London Bridge: «La scarcerazione anticipata non ha senso». E tutti i partiti fermano la campagna elettorale

«Questo ragazzo è uscito di prigione prima del previsto e io dico da tempo che questo sistema semplicemente non funziona. Ogni anno di condanna va scontato»

Il primo ministro britannico Boris Johnson è andato in visita sul London Bridge, luogo dell’attacco terroristico di ieri dopo il quale un uomo e una donna hanno perso la vita, oltre all’attentatore freddato dalla polizia.

«Questo ragazzo è uscito di prigione prima del previsto (era in libertà vigilata, ndr) – ha detto ai media locali Johnson – e io dico da tempo che questo sistema semplicemente non funziona».

Ad accompagnarlo sono stati la ministra dell’Interno, Priti Patel, la comandante di Scotland Yard, Cressida Dick, e il numero uno della City of London Police, Ian Dyson.

«Non ha senso per la società – ha continuato – che persone condannate per terrorismo e criminali violenti godano di scarcerazioni anticipate». «Ogni anno di condanna va scontato», ha insistito, evocando poi una revisione «del sistema della libertà vigilata», rivendicando gli impegni del suo «programma elettorale».

Johnson ha superato il cordone – che tuttora impedisce l’accesso all’area – per una breve perlustrazione sul ponte, dove restano al momento da rimuovere i veicoli abbandonati al momento dell’allarme. «Spero che tutto possa tornare alla normalità in fretta», ha detto.

Rimangono in standby i diversi appuntamenti della campagna elettorale in vista delle elezioni del 12 dicembre prossimo, sospesa causa attentato dai conservatori di Johnson, dai laburisti di Jeremy Corbyn, e dai liberaldemocratici di Jo Swinson.

Le campagne elettorali

Il partito del premier si avvicina alla data del voto con il netto favore dei sondaggi. Dalla sua, anche lo stop momentaneo dei comizi e la sua campagna elettorale fondata anche sulla sicurezza sulle strade.

Nelle ultime ore, il Labour Party di Jeremy Corbyn è insorto contro la Bbc, accusando la tv pubblica britannica di aver fatto un favore al premier conservatore.

La polemica è nata dalla decisione dell’emittente di aprire di nuovo le porte a Johnson nel talk-show domenicale condotto da Andrew Marr, malgrado l’impegno preso precedentemente di negargli l’accesso se prima Johnson non avesse accettato di farsi intervistare anche in prima serata con il più caustico Andrew Neil – al cui scrutinio “BoJo” è finora sfuggito, a differenza di Corbyn e di altri leader.

Un candidato laburista, l’ex ministro blairiano Ben Bradshaw, ha denunciato quella della Bbc come una «resa abietta e vergognosa» ai voleri di Downing Street.

I vertici dell’emittente si sono difesi invocando «il diritto del pubblico» di ascoltare il primo ministro di fronte un’emergenza terroristica, limitandosi ad assicurare di voler insistere con lui affinché accetti anche il contraddittorio con Neil.

Leggi anche: