Cosenza, arrestato il sindaco di Scalea: timbrava il cartellino, ma andava al bar. Sospesi tre colleghi complici

Oltre 650 ore di assenteismo nel solo periodo delle indagini: il sindaco arrivava in ufficio, timbrava e usciva di nuovo per svolgere «quotidiane attività di natura personale»

Il sindaco di Scalea, Gennaro Licursi, impiegato dell’Azienda sanitaria provinciale di Cosenza, è stato arrestato dalla Guardia di finanza con l’accusa di essersi assentato arbitrariamente dal posto di lavoro. Tre dipendenti dell’Asp, le Aziende pubbliche di servizi alla persona, sono stati sospesi perché sarebbero stati suoi complici.

Le indagini delle fiamme gialle impegnate nell’operazione “Ghost Work”, hanno permesso di ricostruire «un radicato e consolidato meccanismo di illiceità che ha consentito al sindaco – nella sua qualità di dipendente dell’Asp di Cosenza – con la complicità di tre suoi colleghi, di assentarsi senza alcuna giustificazione dal luogo di lavoro».

Il primo cittadino, una volta timbrato il cartellino, lasciava l’ufficio e si dedicava allo svolgimento di «quotidiane attività di natura personale»: spesso «attestava falsamente di essersi recato in “missione” per conto dell’ufficio, occupandosi, anche in questo caso, di questioni non attinenti al servizio».

Le indagini hanno permesso anche di accertare la complicità di alcuni colleghi, dipendenti delle sedi dell’asp di Cosenza, Amantea e Scalea: attestavano che le missioni si erano svolte regolarmente, nonostante il sindaco non si fosse recato presso le stesse.

A incastrare il sindaco sono state le telecamere all’interno degli uffici del Distretto sanitario del Tirreno di Scalea, l’analisi dei tabulati telefonici e il monitoraggio con sistema Gps. Gli spostamenti sono stati ricostruiti in maniera capillare, anche grazie a un’attività di pedinamento e sono stati incrociati con i dati delle presenze giornaliere registrati dalla macchina marcatempo.

Il quadro che ne è emerso – oltre 650 ore di assenteismo nel periodo oggetto di indagini – ha delineato «la marcata disinvoltura con la quale gli indagati hanno agito e ha reso necessaria l’emanazione del provvedimento cautelare». Il provvedimento è stato emesso da Maria Grazia Elia, gip del tribunale di Paola, su richiesta del procuratore capo Pierpaolo Bruni e del sostituto procuratore Maurizio De Franchis.

Al bar

Quello di Licursi era un “consolidato meccanismo”. Lo ha detto il colonnello Danilo Nastasi, comandante provinciale Guardia di Finanza Cosenza. «Il sindaco – ha detto il colonnello della Gdf Nastasi – secondo quanto accertato dalle indagini, condotte con l’ausilio di telecamere, tabulati, rilevazioni Gps e appostamenti, con la complicità dei tre colleghi, attestava falsamente di essere in servizio o in missione per conto dell’azienda mentre in realtà svolgeva azioni personali e quotidiane». Da quanto si apprende, in molte circostanze il primo cittadino si sarebbe recato per ore al bar in orario di lavoro.

Contestualmente all’arresto ai domiciliari del sindaco e alla sospensione per i tre dipendenti, è stato eseguito un decreto di sequestro di beni preventivo. Gli investigatori parlano di «quadro indiziario particolarmente grave in ordine a condotte di truffa aggravata ai danni dello Stato e di falsa attestazione della presenza in servizio». 

Foto copertina: il sindaco di Scalea Gennaro Licursi / QuiCosenza

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