Trieste, manifesti di CasaPound contro la commemorazione di 5 partigiani fucilati: «Terroristi, non martiri»

I manifesti attaccati nella notte riportavano i nomi di cinque partigiani, tutti collegati ai crimini che erano loro imputati dal Tribunale speciale fascista

«Pinko Tomazic: Associazione Terroristica». «Viktor Bobko: Associazione Terroristica». «Ivan Ivancic: Associazione Terroristica». E così via, anche per Simon Kos e Ivan Vadnal, cinque partigiani che vennero fucilati dopo il «secondo processo di Trieste», un processo guidato dal Tribunale speciale fascista contro 60 persone che venne celebrato nel 1941. Cinque partigiani che ora sono diventati il nuovo bersaglio di CasaPound.


Tomazic, Bobko, Ivancic, Kos e Vadnal vennero fucilati il 15 dicembre di quell’anno, al poligono di Opicina, una frazione di Trieste. Ogni anno questa occasione viene ricordata dall’Anpi locale, che ora gestisce il poligono, rinominato Parco della Pace.

Il manifesto di CasaPound apparso nella notte

Nella notte tra il 13 e il 14 dicembre sono apparsi dei manifesti con il logo di CasaPound, proprio nel Parco della Pace. I manifesti riportavano i nomi dei cinque partigiani, tutti collegati ai crimini che erano loro imputati dal Tribunale speciale fascista. Sotto una scritta: «Né vittime, né martiri» . Il gesto è stato rivendicato da Francesco Clun, responsabile provinciale di CasaPound Italia:

Per questo abbiamo deciso di ricordare a tutti a chi è dedicato quel monumento e chi, ogni anno, l’Anpi, assieme ad esponenti politici locali, commemora. L’unica cosa di cui non aveva bisogno questa città è un’altra meta di pellegrinaggio per i nostalgici titini

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