La capsula che doveva arrivare sulla Iss ha mancato l’obiettivo. Ma c’è una buona notizia

La capsula spaziale fallisce l’appuntamento con la Stazione spaziale, ma il programma va avanti

Uno dei più importanti appuntamenti spaziali del 2019 è andato in scena: il lancio della capsula Starliner CST-100 prodotta da Boeing


La Starliner CST-100 è stata pensata per trasportare passeggeri verso la Stazione spaziale internazionale (Iss) nell’ambito del programma aperto ai privati della Nasa. Il volo di prova senza equipaggio è partito il 20 dicembre ma la missione non è andata a buon fine. La capsula così è stata deviata in un’orbita alternativa e ha potuto posarsi in sicurezza nel deserto del New Mexico il 23 dicembre.

Partita mediante il razzo Atlas V da Cape Canaveral, la capsula ha bruciato più carburante del necessario a causa di un errore dell’orologio di missione, le cui ragioni sono ancora da comprendere. In questo modo ha mancato l’aggancio con la Iss. Gli otto giorni previsti presso la Stazione spaziale si sono ridotti a tre. 

L’atterraggio «spettrale» nel New Mexico

Del resto lo scopo di questi viaggi è proprio quello di testare i sistemi di guida, in modo che funzionino tutti correttamente. Chi si chiede come mai siano necessari visto che siamo già stati persino sulla Luna, dimentica che ogni nuovo mezzo deve essere testato: non possiamo viaggiare sull’ulitmo modello di Ferrari con le istruzioni di una vecchia Fiat 500.

Nonostante il flop, si tratta di una tappa importante per rendere le missioni della Iss indipendenti dalle Soyuz russe, finora l’unico mezzo per permettere il cambio degli equipaggi dopo la chiusura del programma Shuttle nel 2011.

Secondo il portavoce della Boeing Josh Barrett è stato un atterraggio «quasi spettrale». La capsula coi suoi tre paracadute ha toccato il suolo alle 05:58 (ora locale) in piena oscurità. Il prossimo viaggio – stavolta con equipaggio – è previsto per il 2020. 

La tabella di marcia prosegue «rapidamente»

Resta un problema: non è stata ancora dimostrata la capacità della capsula di attraccare con la Iss, un passaggio non da poco. Tuttavia c’è grande fiducia sulle capacità degli ingegneri della Boeing e della Nasa di risolvere il cosiddetto «errore di temporizzazione», come sembrerebbe essere già avvenuto, anche se troppo tardi per portare a compimento la missione. 

Quindi, nonostante l’obiettivo non sia stato materialmente raggiunto, lo scopo del test avrebbe comunque prodotto informazioni importanti per la riuscita della prossima missione. Del resto è già importante che il mezzo abbia dimostrato di saper rientrare in sicurezza. 

C’è da chiedersi però se non sia il caso di effettuare prima del viaggio con equipaggio un nuovo test intermedio. Tutto dipenderà da cosa rappresenta questo errore in relazione al software di volo. L’amministratore della Nasa Jim Bridenstine non sembra turbato: «Non è qualcosa che ci impedirà di andare avanti rapidamente», afferma. 

Il suo ottimismo dovrà fare i conti col contratto dell’Agenzia spaziale che definisce i requisiti minimi per il suo programma privato (a cui partecipa anche Crew Dragon di Space X), dove leggiamo che tra i requisiti sono richieste «operazioni di appuntamento e di prossimità automatizzate e docking con l’ISS, presupponendo l’approvazione dell’ISS».

Foto di copertina: NASA/Starline CST-100 sul suolo del New Mexico.

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