«Ho sentito solo il botto ma andavo a 50 all’ora. Penso a Gaia e Camilla giorno e notte», il racconto di Pietro Genovese

Oggi la procura ascolterà gli amici che erano con lui. Ma per chiudere questa storia mancano le perizie

Lo sguardo fisso, il viso sbiancato, completamente vestito di nero, ma con un aspetto che dimostra meno dei ventuno anni che ha, Pietro Genovese è arrivato in tribunale ieri pomeriggio, 2 gennaio, con l’intenzione di dare la propria versione dei fatti sulla notte del 21 dicembre.

Quando, attorno alla mezzanotte, e mentre tornava a casa da una festa, ha investito due ragazzine di sedici anni che – almeno stando alla versione accreditata finora dalla giudice per le indagini preliminari – avevano attraversato quella specie di autostrada cittadina che è corso Francia a Roma in un punto in cui non avrebbero dovuto e senza aspettare il semaforo pedonale.

La ricostruzione dell’incidente da parte della Polizia Municipale

In una storia che è finita giusto al centro di una bolla mediatica tipica dei tempi che viviamo, Genovese ha scelto anche di rafforzare il pool di legali che lo difendono: ieri pomeriggio, a sorpresa, si è presentato in tribunale affiancato sia da Gianluca Tognozzi, che lo segue fin dal primo momento, che dal professor Franco Coppi, incontrastato principe del foro di Roma.

“Andavo a 50 km/h”

Davanti alla gip Bernadette Nicotra, Genovese ha ricostruito la sua versione di quanto è accaduto quella sera. A cominciare dalla dinamica: «Mi ero fermato al semaforo rosso precedente al punto dove erano le ragazze e sono ripartito al verde, quindi non credo di aver preso velocità andavo al massimo a 50 (km/h ndr). Pioveva anche se non forte, era buio, ho sentito un forte botto. Sono certo che non fossero sulle strisce perché avevo appena superato anche il semaforo incrocio», racconta.

Uno striscione con la scritta ‘Gaia e Camilla sempre con noi’ affisso sulla ringhiera della tangenziale su Corso Francia al termine dei funerali. ANSA

Le ha viste? No, neppure per un attimo, dice: «Non sarebbe giusto dire che le ho viste sbucare all’ultimo. La verità è che non le ho proprio viste: ho sentito un forte botto e sono andato nel panico. Del resto la visuale era coperta dalle macchine che avevo a destra, ero sulla corsia di sinistra».

Non si è fermato?

Qui, su quel panico, c’è una delle domande più delicate della gip Nicotra. Stando alle testimonianze di tutti i presenti, confermate dal punto in cui è stata trovata la macchina, Genovese non si è fermato subito dopo l’incidente ma è andato avanti ancora per 250 metri finché il suv ha smesso di muoversi. Se fosse confermato che non voleva fermarsi per prestare soccorso il quadro accusatorio nei suoi confronti peggiorerebbe ulteriormente: «Non ho visto nulla e non avevo capito cosa fosse successo. In macchina si sono messi tutti a urlare di fermarmi, la macchina si è fermata poco dopo ma mi sarei accostato comunque».

Fiori e messaggi per Gaia e Camilla. ANSA

Non una fuga, ripete: «Ero nel panico, non riuscivo neppure bene a capire cosa dovevo girare per spegnere il motore».

Quanto aveva bevuto?

Genovese dice anche che tornava da un festeggiamento piuttosto tranquillo. Aveva bevuto, sì, ma non troppo, anche perché alla festa per il ritorno dall’Erasmus di un amico erano presenti anche i genitori di lui: «Avrò preso due bicchieri, massimo tre, non di più. Le tracce di stupefacenti sono relative a giorni prima», ha spiegato, sebbene la gip al momento non contesti l’uso di stupefacenti ma solo l’alcol (la procura, invece, aveva inizialmente chiesto di procedere per entrambe le aggravanti e sta valutando se contestare l’accusa ancora, sulla base di ulteriori accertamenti).

L’arrivo di Pietro Genovese in tribunale

Insomma, conclude, “serata tranquilla”: «Il giorno dopo c’era un evento universitario per Natale, dovevo uscire presto, non era mia intenzione fare troppo tardi o bere molto».

Il pensiero per le ragazze

Il resto è, soprattutto, il dolore per quanto accaduto alle ragazze: «Sono devastato, voglio dire anche qui che sono distrutto e che vorrei dare la mia solidarietà alla famiglia. La verità è che penso spesso a quelle due ragazze, non ci dormo la notte».

Le prossime mosse

L’avvocato Franco Coppi e l’avvocato Gianluca Tognozzi escono dal tribunale di Roma. ANSA

I suoi avvocati, Coppi e Tognozzi, non hanno chiesto alla gip di annullare i domiciliari. Stanno per presentare istanza al tribunale del Riesame ma molto probabilmente eviteranno di discutere i fatti davanti al secondo giudice.

L’importante, dal punto di vista della difesa, è che il quadro delle dichiarazioni di Genovese venga confermato. Per questo saranno decisive le testimonianze degli amici che erano in macchina con lui e che oggi saranno ascoltati dalla procuratrice aggiunta Nunzia D’Elia.

Quindi saranno fatte almeno due perizie tecniche: una sulla velocità della macchina e l’altra sul funzionamento dei semafori, per cercare di capire quando sia scattato il verde.

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