La settimana cruciale di Conte in Medio Oriente: l’asse con Putin e Erdogan sulla Libia e il vertice al Cairo

Il premier italiano è atteso a Ankara e al Cairo per lavorare con Turchia e Russia sulla linea del cessate il fuoco in Libia, obiettivo ancora difficile da centrare

Gli scenari di guerra in Libia e in Medio Oriente e la rispettiva posizione dell’Unione europea sono al centro delle azioni geopolitiche delle ultime settimane. Soprattutto sul primo versante, nonostante le mosse tardive e gli incidenti diplomatici, l’Italia sembra essere decisa a tornare in corsia. Oggi, 13 gennaio, il premier Giuseppe Conte è atteso ad Ankara per lavorare alla tregua con Turchia e Russia.

Dopo un primo trilaterale fallito tra Conte, il generale della Cirenaica Khalifa Haftar e il capo del governo di accordo nazionale con base a Tripoli, Fayez al Sarraj, il premier italiano ha incassato un primo accordo per il cessate il fuoco tra le due parti incontrando i due leader separatamente. Ma sarà a Mosca oggi che i due leader libici dovrebbero consolidare i dettagli.

Palazzo Chigi |  Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, incontra il Presidente del Consiglio di Presidenza del Governo di Accordo Nazionale della Libia, Fayez al Serraj. Roma, 11 gennaio 2020

La tregua era stata proposta l’8 gennaio dai due principali attori stranieri in campo, Turchia e Russia (schierate su fronti opposti), che durante un vertice a Istanbul avevano dichiarato il cessate il fuoco. Inizialmente respinta da Haftar, la tregua era stata poi accettata anche dall’uomo forte della Cirenaica.

Nelle ore successivi, però, sono arrivate le prime denunce di violazione della pace, sia dalle forze di Tripoli che da quelle dell’Esercito nazionale libico. «Le forze di Haftar hanno accettato il cessate il fuoco», ha scritto Giuseppe Conte su Twitter, poco prima che arrivassero le prime segnalazioni sulle violazioni. «È il primo passo per perseguire una soluzione politica. Ancora tanta strada da percorrere, ma la direzione e’ quella giusta».

Dopo il vertice di oggi con Erdogan, il premier italiano si sposterà in Egitto per parlare con al Sisi. Sempre in tema Libia, il 14 gennaio il Copasir audirà il direttore dell’Aise (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) Luciano Carta, presente a palazzo Chigi durante l’incontro tra Conte e Haftar l’8 gennaio.

Mercoledì 15, lo stesso Copasir ascolterà Conte di ritorno dalla sua missione in Medio Oriente (Turchia e Egitto), e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio riferirà sia al Senato che alla Camera su Libia, Iran e Iraq.

Verso il trilaterale inedito Erdogan-Putin-Conte

La settimana del premier italiano si apre dunque con un primo appuntamento decisivo, quello che anticiperà il tavolo tecnico con la Turchia e la Russia per delineare il prossimo futuro del conflitto libico. Il vertice con Erdogan dovrebbe incentrarsi sulla strategia della tregua, posizione che sembra essere, allo stato attuale delle cose in Libia, di difficile tenuta.

Nel tardo pomeriggio del 12 gennaio, Conte ha chiamato Vladimir Putin per confrontarsi sulla questione. Stando a una nota del Cremlino, i due avrebbero «discusso degli sforzi in corso per risolvere la crisi», e sottolineato «l’importanza del rispetto, da parte di entrambe le parti in conflitto, del cessate il fuoco».

Roma, comunque, a differenza di Ankara e Mosca, ha ribadito l’intenzione di «non sostenere un altro intervento militare». Erdogan ha invece recentemente inviato le proprie truppe in Libia a sostegno di al Sarraj (di cui è alleato da fine novembre, e che ha incontrato a pranzo il giorno prima del vertice), mentre nelle file dell’Esercito Nazionale Libico ci sarebbero almeno 300 mercenari direttamente dipendenti da Mosca.

Nella giornata del 12 gennaio, il ministro degli Esteri Di Maio ha avuto un altro confronto con il suo omologo turco Melvut Cavusoglu, durante il quale i due Paesi hanno rinnovato l’impegno di Italia e Turchia a rafforzare gli sforzi per il successo della conferenza di Berlino e per ottenere un cessate il fuoco duraturo.

Ansa | Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan durante il loro incontro a Istanbul, in occasione della cerimonia di inaugurazione del gasdotto TurkStream, 8 gennaio 2020

Putin ha ricevuto nello stesso giorno a Mosca la cancelliera tedesca Angela Merkel per parlare di Libia (oltre che del gasdotto NorthStream), assicurandosi un ruolo di primo piano nella conferenza di Berlino. Poco dopo, il capo del Cremlino ha parlato al telefono con il principe ereditario emiratino, Mohamed bin Zayed, ritenuto principale sponsor di Haftar, per invitarlo a collaborare per convincere il generale a deporre le armi.

L’incontro con al Sisi

Subito dopo il vertice con Putin e Erdogan, Conte volerà in Egitto per incontrare il presidente al Sisi. Come già fatto da Turchia e Russia, anche l’Italia tenterà di avere un ruolo per convincere gli alleati di Haftar, tra cui lo stesso al Sisi, a spingere per il cessate il fuoco.

L’Egitto è al momento in rapporti molto tesi con la Turchia di Erdogan. La motivazione principale è il doppio memorandum militare e marittimo firmato dal presidente turco con al Sarraj, che, oltre ad aver sancito il sostegno turco al governo di Tripoli, ha disegnato una zona economia esclusiva tra i due Paesi nel Mediterraneo.

La cooperazione economica tra Libia di Sarraj e Turchia è fortemente ostacolata da Egitto, Grecia, Cipro e Israele, che hanno a loro volta gli stessi interessi energetici nell’area. Come spiegato a Open dal ricercatore Ispi Giuseppe Dentice, «l’accelerazione del conflitto libico è dovuta agli accordi stipulati tra Ankara e Tripoli, che a loro volta sono una conseguenza degli accordi tra Grecia, Cipro, Egitto e Israele».

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