YouTube continua a suggerire video (regolarmente monetizzati) che negano il climate change

Il rapporto è stato pubblicato da Avaaz. Che lancia un appello: «Youtube fornisca i dati esatti di quante volte questi video sono stati visualizzati»

La disinformazione su YouTube continua, spesso a danno di chi cerca di fare una divulgazione di qualità. Parliamo in special modo dei video che promuovono la disinformazione sui cambiamenti climatici. Questo è quanto emerge dal nuovo report di Avaaz, «Why is YouTube Broadcasting Climate Misinformation to Millions?».

Nel nuovo rapporto della Community internazionale particolarmente interessata alla lotta contro le fake news in rete, non si usano mezzi termini. Secondo Julie Deruy, Senior Campaigner di Avaaz, «YouTube sta promuovendo la misinformazione sul clima a milioni di persone mentre il nostro Pianeta sta bruciando. Non è una questione di libertà di parola, ma della pubblicità gratuita che YouTube sta dando a video fattualmente scorretti». Avaaz aveva precedentemente pubblicato un documento sulla disinformazione in Brasile riguardo ai vaccini.

Il fatto che gli algoritmi possano essere complici della confusione attorno a importanti temi del nostro tempo non è una novità. Ciò che dovrebbe sorprenderci invece, dopo la parentesi della Adpocalypse, è la rinnovata impotenza del secondo motore di ricerca al Mondo di fronte ai contenuti volti a distorcere i fatti attorno ai problemi legati al Riscaldamento globale, a tutto vantaggio di chi ha interesse a difendere lo status quo. 

Credit: Avaaz/Un esempio di misinformazione climatica su YouTube.

Le difficoltà di YouTube nel demonetizzare i contenuti scorretti

L’Adpocalypse viene tristemente ricordata dai creator di YouTube. Il termine coniato nel 2017, sta a indicare il boicottaggio da parte delle maggiori aziende degli spazi pubblicitari che sostengono la piattaforma, portando a una drastica riduzione dei compensi pubblicitari.

Molti brand non volevano infatti essere associati a contenuti controversi, specialmente quelli inneggianti all’odio. Tutto sulla scia di un’altra grande iniziativa: Sleeping Giants, organizzazione che si è battuta per segnalare alle aziende i contenuti di hate speech che si avvalevano dei loro spazi pubblicitari. 

Sarebbe impossibile e controproducente fare in modo che ogni singola azienda possa decidere in quali video dovranno comparire i loro spazi pubblicitari, questi contenuti infatti vengono assegnati dagli algoritmi a seconda delle preferenze di ogni singolo utente, sulla base delle sue ricerche. 

Questa è la ragione per cui recentemente YouTube ha dovuto eseguire misure drastiche riguardo ai contenuti destinati ai bambini: i creators ora devono selezionare con una apposita spunta se il loro video è destinato o meno a un pubblico adulto.

Stando alla Federal trade commision infatti, non è lecito profilare gli interessi dei minori allo scopo di ottimizzare il tipo di pubblicità a cui dovranno essere esposti. Ecco quindi che i risultati del report di Avaaz arrivano come una doccia fredda.

Di fatto gli algoritmi raccomandano agli utenti che cercano informazioni su «Riscaldamento globale», «cambiamento climatico» o «manipolazione del clima», contenuti di dubbia attendibilità. Quel che gli autori definiscono con l’eufemismo «misinformazione» sta a indicare una valanga di titoli clickbait dal contenuto complottista, come «VERO SCIENZIATO: il cambiamento climatico è una bufala», oppure «Informatore della CIA parla della geoingegneria, i pericoli della vaccinazione e l’11 settembre». Tutti regolarmente monetizzati. 

Negli spazi pubblicitari possiamo trovare brand come Samsung, L’Oréal, Decathlon, Carrefour, WWF, Greenpeace Spagna, Nikin, Ecosia e Save the Children. Queste aziende e associazioni hanno confermato agli autori del report di non essere state consapevoli del fatto che i loro brand figurassero associati a questo tipo di contenuti. Una sorpresa che non devono aver gradito, visto che hanno chiesto provvedimenti immediati da parte di YouTube.

Credit: Avaaz/Una rappresentazione dei brand che figurano nei video di misinformazione sui cambiamenti climatici promossi dagli algoritmi di YouTube.

La complicità dell’algoritmo di raccomandazione

Avevamo visto in precedenza come gli algoritmi fossero “soggetti a bias” non meno dei loro programmatori, oggi vediamo che non sono immuni nemmeno alla alimentazione dei finti dibattiti, come quello che dovrebbe esistere nella comunità scientifica attorno al tema del Riscaldamento globale.

«Secondo l’indagine – spiegano gli autori – questa sarebbe solo la punta dell’iceberg, dato che gli algoritmi di raccomandazione di YouTube sono responsabili per circa il 70% del tempo totale che gli utenti passano sul sito».

Oggi agli utenti questa illusione continua a essere proposta e rinforzata, «nella barra dei suggerimenti – continuano gli autori – sotto al video sull’app mobile, e sulla destra quando si visualizza il sito su un computer. I video promossi da YouTube canalizzano la grande maggioranza di quello che gli utenti guardano sul sito».

Secondo il report Avaaz, «il 16% dei principali 100 video correlati per la ricerca “global warming” (riscaldamento globale) conteneva misinformazione, con una media di oltre un milione di visualizzazioni per video per i primi 10. Per i video correlati raccomandati a chi cercava “climate change” questo numero è dell’8%, e aumenta al 21% per la ricerca “climate manipulation”». 

Il “cavallo di Troia” si innesca molto probabilmente attraverso il sistema di suggerimento, basato sul modo in cui un video riesce a finire per essere guardato assieme ad altri simili da parte degli utenti. Come questo accada resta un mistero: YouTube mantiene il più stretto riserbo attorno al funzionamento del suo algoritmo di raccomandazione, impedendo ai ricercatori di capirne la logica.

Avaaz lancia quindi un appello ai giornalisti «a chiedere che YouTube fornisca dati esatti che mostrino quante volte i video di disinformazione che abbiamo segnalato nel nostro rapporto sono stati raccomandati agli utenti della piattaforma. I dirigenti di YouTube vogliono che i media, il pubblico e i gruppi di controllo continuino essenzialmente a fidarsi ciecamente di loro senza fornirci dati concreti, anche se le prove di investigatori e accademici continuano ad accumularsi, dimostrando che la piattaforma non sta facendo abbastanza.

Abbiamo screenshot che mostrano come questi video sono consigliati agli utenti, ma solo YouTube ha il numero preciso di quante volte il suo algoritmo ha promosso questi contenuti. YouTube potrebbe anche approfondire e mostrarci le fasce d’età a cui sono stati raccomandati questi video di disinformazione e può fornirci dati che dimostrano che le sue politiche per il downgrade della disinformazione stanno funzionando. Finora non ha fornito dati controllabili in modo indipendente».

YouTube finora non ha contestato le scoperte di Avaaz, le quali mostrano come milioni di persone siano state sottoposte alla disinformazione del negazionismo climatico, raccomandata e suggerita attraverso i suoi algoritmi, a tutto vantaggio di chi trae profitto da questa narrazione distorta.

Dopo il terremoto della Adpocalypse e dei provvedimenti sui contenuti per minori, YouTube avrà il coraggio di prendere nuovi drastici provvedimenti? Staremo a vedere.

Credit: Avaaz/Distribuzione degli annunci pubblicitari nei video di misinformazione climatica su YouTube, in base alle tipologie di marchio.

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