La storia di Ismail, da profugo del Gambia a modello per Armani

Un viaggio iniziato nell’Africa subsahariana e finito sulle passerelle di Armani

A Ismail Drammeh per arrivare in Italia sono serviti mesi di viaggio attraverso il deserto africano. Un percorso iniziato in Gambia e terminato in Libia, dove è poi salito su un gommone che ci ha messo 5 giorni per arrivare in Sicilia. Da lì, è iniziato il suo sogno sulle passerelle, anche di Armani.


A raccontare la sua storia è il Corriere della Sera. «Sono scappato che non avevo nulla con me», spiega il giovane di 21 anni, che dal Gambia è fuggito ancora minorenne senza dir nulla nemmeno alla sua famiglia per paura di essere trattenuto. «In Senegal ho lavorato per tre mesi, sempre per guadagnarmi quanto mi serviva per un’altra tappa del viaggio. In Libia pensavo sarei rimasto di più, ma c’era la guerra e sono finito in carcere tre volte».

Sulle coste italiane è arrivato da profugo, grazie al salvataggio in mare della Marina militare. In Sicilia si accorgono di lui gli propongono una carriera da modello. Gli danno dritte su come fare, sui book da fare e sulle agenzie a cui iscriversi.

Profilo Facebook di Ismail

«Ovviamente non sapevo nemmeno cosa fosse il mondo della moda», racconta. «Era la cosa più lontana da me. Ricordo bene il giorno che mi ha cambiato la vita: entravo con gli occhi sbarrati negli uffici della «Why Not», l’agenzia che da quel giorno pensa a tutte le mie esigenze e mi procura i contatti per le grandi sfilate. È bello che qualcuno si prenda cura di te».

Del suo viaggio porta con sé ancora i segni, soprattutto della tappa in Libia: sulla gamba ha la cicatrice di una coltellata durante un tentativo di rapina. «Nel mio futuro voglio conquistare le grandi passerelle per dimostrare che la bellezza vince su tutto, soprattutto sul razzismo che sta piegando questa società».

Ma Ismail non è solo un modello. Ha frequentato l’istituto alberghiero a Caccamo e le sue prime fonti di reddito sono il lavoro dietro ai fornelli e gli impieghi da cameriere, che gli consentono di mandare i soldi a casa. «È l’ideale per la flessibilità degli orari – dice – che mi permettono di frequentare i casting e rimanere dentro al mondo della moda. Anche mia sorella ha iniziato a sognare il mondo della moda. Ma per ora è meglio che non si muova. Il viaggio è troppo pericoloso».

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