Aereo caduto in Iran, in carcere il militare che attivò il sistema missilistico antiaereo

«La gente ha avuto ragione a protestare, perché ha perduto familiari e amici. Si è trattato di una ragione emotiva», ha speigato il ministro degli Esteri

La notte tra il 7 e l’8 gennaio, nel pieno della crisi con gli Stati Uniti per l’uccisione del generale Qassem Soleimani, due missili iraniani hanno abbattuto un aereo di linea ucraino appena decollato da Teheran, uccidendo le 176 persone a bordo. Dopo vari tentativi di deresponsabilizzazione da parte del governo iraniano, le massime cariche dello Stato sono state costrette ad ammettere che la tragedia è stata causata da un errore delle proprie forze armate.

Il 25 gennaio, il ministro degli Esteri Mohammad Javad Zarif, in un’intervista al settimanale tedesco Der Spiegel, ha fatto sapere che si trova in carcere il militare iraniano che ha attivato il sistema missilistico antiaereo dal quale partirono due razzi. Zarif non ha precisato da quanto tempo il militare sia in prigione.

«La gente ha avuto ragione a protestare, perché ha perduto familiari e amici. Si è trattato di una ragione emotiva», ha aggiunto Zarif, per giustificare le proteste della popolazione in seguito all’abbattimento del volo.

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