La maggioranza sull’ottovolante della prescrizione. Italia Viva pensa allo sgambetto

Superato lo spartiacque del voto in Emilia-Romagna, il governo torna a dividersi sulla giustizia. Il lodo Conte e quello Annibali, il ritorno in Commissione della proposta Costa e tutto quello che c’è da sapere sulla partita in gioco

Le fibrillazioni nel governo ripartono da dove si erano fermate in attesa dello spartiacque del voto in Emilia-Romagna, cioè dal tema della prescrizione. A dare battaglia non è solo Italia Viva di Matteo Renzi, che valuta il lodo Conte, ma anche una parte del Pd, che a stretto giro rispetto ai risultati delle elezioni che hanno visto vincitore Stefano Bonaccini, ha reclamato un riequilibrio dei pesi nell’esecutivo, soprattutto in materia di giustizia.

Orlando e i nuovi equilibri nel governo sulla giustizia

A farlo senza mezze parole è stato l’ex Guardasigilli Andrea Orlando che, ancor prima che la vittoria del Pd in Emilia-Romagna fosse ufficializzata, ha dichiarato: «Il M5S, dopo questa severa sconfitta, dovrebbe rinunciare a un armamentario che non paga elettoralmente e che rende difficile l’attività di governo».

Parole che chiariscono come, almeno per il Pd, la partita sulla riforma Bonafede non sia ancora chiusa. Il tema, su cui il Partito Democratico è stato accusato di essere appiattito sulle posizioni “giustizialiste” del M5S, è d’altro canto quello su cui Italia Viva è pronta a dare battaglia per manifestare la propria linea identitaria.

Anche a costo di far scricchiolare il governo rigettando il lodo che porta il nome del premier: cioè il compromesso trovato fra M5S e Pd, attraverso la mediazione di Conte, che prevede che la sospensione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio non riguardi più, come invece previsto dal Bonafede, le sentenze di assoluzione.

Il ritorno in commissione della riforma alternativa di Costa

La partita si gioca su tecnicismi che nascondono però messaggi politici. Ieri, 28 gennaio, la Camera era chiamata a esprimersi sul ritorno in commissione Giustizia – e quindi allungando i tempi di un’espressione diretta dell’Aula – della riforma alternativa del forzista Enrico Costa, che di fatto annulla lo stop alla prescrizione dopo il primo grado, entrato in vigore il primo gennaio.

Il via libera al rimpallo alla commissione Giustizia è arrivato con 72 voti di maggioranza, ma Italia Viva non ha partecipato alla votazione (nel pomeriggio i renziani sembravano intenzionati anche a votare contro, segnale che sarebbe stato interpretato come l’apertura di un muro contro muro).

Il ritorno in Commissione è un escamotage per prendere tempo e trovare un nuovo accordo e non arrivare allo scontro diretto, visto che Italia Viva vuole tirare diritta e votare il Costa insieme a Forza Italia: ma anche visti i nuovi equilibri post Emilia-Romagna. «Anziché l’obbrobrio voluto da Bonafede e Salvini vogliamo il ritorno alla proposta Orlando, come propone l’ex ministro Costa. Spero che la voti anche il Pd», ha chiarito Matteo Renzi.

Il richiamo a Orlando, e alla sua riforma, a poche ore dalle sue dichiarazioni sulla giustizia e i mutati rapporti di forza all’interno del governo appare sibillino. Anche in considerazione del fatto che Andrea Orlando è stato il ministro della giustizia del governo Renzi. Ma l’ex premier è disposto ad alzare ancora l’asticella: se non si rimetterà in discussione la riforma della giustizia i suoi sarebbero pronti a far mancare il loro voto alla relazione annuale sullo stato della giustizia del ministro Bonafede.

Bossio (Pd): «Lodo conte inaccettabile»

A quel punto lo scontro sarebbe aperto con esiti difficili da prevedere. Intanto la posizione di Italia Viva fa breccia nel Pd e c’è chi, come la deputata Pd Enza Bruno Bossio si dichiara «pronta a votare la proposta di legge Costa sulla prescrizione o qualsiasi altro atto che cancelli lo stop alla prescrizione della riforma Bonafede.». La parlamentare, moglie di Nicola Adamo, altro esponente dem colpito da un divieto di dimora nell’ambito dell’inchiesta, era finita nella bufera dopo il maxi blitz di ‘Ndrangheta della procura di Catanzaro, quando aveva attaccato su Facebook il procuratore Nicola Gratteri.

Boschi e le Camere penali contro la riforma

Intanto ieri l’Unione delle camere penali ha organizzato una maratona oratoria a Piazza Montecitorio contro la riforma Bonafede. Maria Elena Boschi ha ringraziato i penalisti per la loro mobilitazione, invitandoli ad andare avanti «perché in gioco ci sono libertà e diritti di ciascuno di noi. Noi abbiamo votato contro la riforma Bonafede quando eravamo all’opposizione e non abbiamo cambiato idea. E per i diritti non si può scendere a compromessi», ha aggiunto spiegando che per questa ragione «stiamo portando avanti la battaglia dentro la maggioranza».

Il lodo Annibali

Boschi chiede poi di tornare almeno alla disciplina precedente, ricordando anche il cosiddetto “Lodo Annibali”, cioè l’emendamento al Milleproroghe che prevede di «prendersi un anno di tempo» in attesa di definire la riforma del processo penale. Giacomo Portas, indipendente che fa parte d’Italia viva, si è spinto più in là: «Se oggi il voto sulla prescrizione venisse rinviato – ave incalzato – il ministro Bonafede, se avesse un po’ di dignità, si dovrebbe dimettere».

È stata la stessa deputata Lucia Annibali ad annunciare che Iv non avrebbe partecipato alla votazione sulla richiesta di rinvio in commissione della pdl Costa in materia di prescrizione: «Siamo disponibili al confronto nella maggioranza e apprezziamo l’apertura manifestata dal ministro Bonafede stamattina. Abbiamo presentato due emendamenti al Milleproroghe sull’abolizione dello stop alla prescrizione, che saranno esaminati tra una decina di giorni: useremo questo tempo per capire se si sta pensando a fare un lavoro serio per varare modifiche condivisibili».

Cosa succede adesso

La dichiarazione in Aula di Annibali sembra rimandare lo scontro di qualche giorno, ma tiene il tema sul tavolo nei giorni caldi della debolezza del M5S all’indomani del voto delle regionali. L’appuntamento è quindi rimandato all’esame degli emendamenti (compreso l’Annibali sulla prescrizione) al Milleproroghe. Nel frattempo Italia Viva farà pesare la minaccia (fatta trapelare) del voto contrario alla relazione annuale di Bonafede, che deve essere vitata da entrambe le Aule. E un voto negativo di IV al Senato potrebbe rischiare di far andare in minoranza il governo: un pericolo che Pd e M5S vogliono scongiurare, anche nel mare più calmo del post Emilia.

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