Chi è Francesca Colavita, la ricercatrice (precaria) che ha isolato il coronavirus in Italia

31 anni e precaria fino a ieri: chi è la più giovane del team di virologia dello Spallanzani

Non è un primato mondiale, ma è sicuramente un traguardo importante. Il team di ricercatori del Laboratorio di Virologia dell’ospedale Spallanzani di Roma ha isolato il genoma del 2019-nCov (il nuovo coronavirus) in meno di 48 ore. Tra loro c’era Francesca Colavita, la più giovane del gruppo. 31 anni appena compiuti, originaria di Campobasso, ha avuto finora un contratto determinato allo Spallanzani. Un contratto a termine, che ha fatto per anni di Colavita una ricercatrice precaria a 1.500 euro al mese, nonostante il professionismo e le abilità (dimostrate anche dall’ultimo risultato).


«Sono sei anni che lavoro per lo Spallanzani, prima con un co.co.co, ora con un contratto annuale», diceva solo ieri a la Repubblica. «Guadagno sui 20 mila euro all’anno». Il traguardo ha smosso (in ritardo) le coscienze, e Alessio DʼAmato, assessore alla Sanità del Lazio, ha assicurato che la giovane ricercatrice verrà stabilizzata. Prima di collaborare per l’isolamento del virus, però, Colavita aveva già dimostrato ampiamente passione e competenza nella ricerca.

Gli studi sull’Ebola

Colavita ha lasciato il Molise ai tempi dell’Università, per andare a studiare nella Capitale. Durante il periodo da ricercatrice, ha passato molto tempo in Africa per studiare il virus dell’Ebola, di cui nel 2013-2014 è scoppiata l’epidemia. In merito, ha partecipato anche a progetti di sicurezza e cooperazione allo sviluppo in Sierra Leone e in Liberia, in quanto medico specializzato in virologia e biosicurezza. Ai tempi delle missioni umanitarie in Africa, Colavita aveva già collaborato con la dottoressa Concetta Castilletti, la responsabile dell’Unità virus emergenti dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive che ha partecipato all’isolamento del virus.

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Immagine di copertina: Profilo Facebook di Francesca Colavita