Roma, nel murale Regeni abbraccia Zaki: «Stavolta andrà tutto bene»

L’artista Laika ha ritratto il ricercatore ucciso in Egitto nel 2016 insieme allo studente arrestato nei giorni scorsi

La scorsa notte a Roma, in via Salaria, sul muro che circonda Villa Ada, a pochi passi dell’ambasciata d’Egitto, è apparsa l’ultima opera della street artist Laika che ritrae Giulio Regeni che abbraccia lo studente arrestato in Egitto, Patrick Zaki, con indosso una divisa da carcerato. Davanti alle due figure campeggia la parola «Libertà» scritta in lingua araba. Nell’opera, Regeni rassicura Zaki, dicendogli: «Stavolta andrà tutto bene».

Visualizza questo post su Instagram

“Stavolta andrà tutto bene”. Via Salaria, Ambasciata d’Egitto. I giornali ne parlano pochissimo ma la polizia egiziana ha arrestato un ragazzo di nome Patrick George Zaki @patrickoo91 , ricercatore dell’ @unibo , noto per il suo impegno nel campo dei diritti umani e #LGBT. È accaduto venerdì scorso mentre si trovava in Egitto e, stando a quanto riferito dal suo avvocato, Patrick è stato sottoposto a torture da parte della polizia. La paura che accada ciò che hanno fatto a #giulioregeni è tanta. #freepatrick #veritapergiulioregeni PARLATE DI PATRICK! @larepubblica @agenzia_ansa @corriere @ilrestodelcarlino @ilfattoquotidianoit @ilmessaggero.it @skytg24 @amnestyitalia

Un post condiviso da Laika (@laika_mcmliv) in data:

Il giovane dottorando dell’università di Cambridge, ucciso all’inizio del 2016, nel murale si rivolge con queste parole a Patrick George Zaki, ricercatore dell’Alma Mater di Bologna, noto per il suo impegno nel campo dei diritti umani e Lgbt, arrestato venerdì scorso mentre si trovava in Egitto e – stando a quanto riferito dal suo avvocato – «sottoposto a torture di ore da parte della polizia egiziana».

«Questa frase – spiega l’artista – ha un doppio significato, serve a rassicurare Patrick, ma soprattutto a mettere davanti alle proprie responsabilità il governo egiziano e la comunità internazionale. Non si può permettere che quanto accaduto a Giulio Regeni e a troppi altri, avvenga di nuovo».

«Stavolta – prosegue Laika – DEVE andare tutto bene. Mi auguro che questa vicenda vada a finire bene e che Zaki venga liberato il prima possibile. Spero anche che, pur non essendo un cittadino italiano, il nostro paese possa vigilare su quanto sta accadendo. Vorrei che questo mio piccolo gesto fosse da stimolo ai media per accendere ancora di più i riflettori sulla vicenda di Zaki».

Leggi anche: