L’Italia invecchia e perde i propri giovani. Ma al Sud ce ne sono di più che al Nord

Il report fotografa una realtà spesso sottovalutata: non sempre povertà significa espatrio di giovani – perché non sempre possono permettersi di emigrare

L’espressione è ormai trita e ritrita, ma trova riconferma periodica nei vari studi e report degli Istituti di Statistica: l’Italia non è un Paese per giovani. Almeno non per giovanissimi, insomma, dato che l’età media al primo gennaio 2020 è, secondo l’Istat, di 46 anni.

Ma tra la desolazione dei dati sullo svuotamento delle città e l’aumento costante del numero degli emigrati (120mila in tutto nel 2019, 3mila in più rispetto al 2018), spunta un altro dato forse inaspettato: è il Mezzogiorno ad avere il primato dei comuni con maggior quantità di residenti tra i 18 e i 34 anni.

Lo studio è stato portato avanti da Il Sole 24 ore, che sul portale Info Data ha pubblicato un’infografica dal titolo Quali sono i posti migliori dove vivere per i giovani?. Il report fotografa una realtà forse non immediata: non sempre alla povertà segue immediatamente l’espatrio dei giovani (perché non sempre, d’altronde, questi possono permettersi di emigrare o hanno le voglie o le forze di lasciare tutto, ndr).

Grafica Sole 24 Ore; Fonte dati: Istat | In blu le aree con una maggiore percentuale di residenti under 35

Dai dati è emerso che il titolo di Comune più giovane d’Italia spetta a Brognaturo, in provincia di Vibo Valentia (Calabria), con un totale di 784 abitanti: uno su tre rientra nella fascia degli under 35. All’estremo opposto c’è invece il comune di Gorreto (Genova), che nel 2019 ha registrato unico maggiorenne under 35 nell’intera città – un giovane di 20 anni.

Le grandi città, comunque, a prescindere dalla posizione geografica, restano solide su valori medi: Milano e Bologna registrano il 18% degli under 35, Firenze e Roma il 17%, Napoli il 20%. Qualche area al nord-est e al nord-ovest inverte la tendenza del Settentrione, soprattutto in Trentino alto Adige e in alcune aree della Valle d’Aosta.

Certo, lo studio non prende in considerazione quei giovani in stato di mobilità che non hanno cambiato la propria residenza. Ma anche questo è un dato da non sottovalutare: significa che parecchi di quelli che se ne vanno, sperano di poter tornare non troppo tardi.

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Immagine copertine: Brooke Cagle su Unsplash